Tai Chi e calligrafia condividono tanta parte della loro natura. Se si studia il Tai Chi come si dovrebbe studiare la calligrafia, ovviamente, cioè non solo affilando tecnica e stile – fondamentali, ci mancherebbe altro – ma anche leggendo Tai Chi e calligrafia come stessi strumenti per lo stesso fine: trovare un equilibrio, interiore e fisico. Ricercare un’armonia tra noi e il cosmo, attraversando la bellezza estetica delle forme.

Praticare Tai Chi mi ha dimostrato che calligrafia e Tai Chi sono la stessa cosa per molti aspetti. Sarà stato l’ottimo maestro incontrato, che in un’arte marziale fa la differenza; come nella calligrafia, dove non si improvvisa se non si conosce perfettamente ciò che si sta facendo e i tutorial non bastano. O sarà stato che fin dal primo allenamento ho cercato di leggere ogni insegnamento di Tai Chi in un’ottica calligrafica e non ho avuto difficoltà ad allineare le discipline; lo fanno da sole. Sarà magari stato che nell’ambiente della calligrafia sentivo parlare di Tai Chi da tempo e c’era più di un motivo.

Il Tai Chi nel mondo della calligrafia, e viceversa

A un corso di calligrafia in corsivo italico, Christopher Haanes ci fece fare un po’ di riscaldamento fisico con esercizi di Tai Chi. Era più di un anno fa. Giustificò quest’improvvisata col fatto che in occidente abbiamo il vizio di scrivere cose molto piccole su spazi ridotti. Sul momento, non trovai affinità tra le calligrafia e Tai Chi, sarà stato che quelli proposti erano esercizi di Chi Kung o poco più, fatto sta che quei pochi minuti non mi coinvolsero troppo.

Ma Haanes non è l’unico maestro di calligrafia né il solo calligrafo praticante e promotore di questa disciplina. Anche Ewan Clayton, nei suoi workshop, fa riscaldare i muscoli ripristinando il collegamento con la terra attraverso esercizi di arti marziali. Già, il collegamento con la terra. Non capivo, allora. Poi, col Tai Chi, ho chiuso il cerchio.
La terra. Da lì nasce la calligrafia, dai talloni. Forse non lo sanno, ma quando ai corsi vi dicono di non accavallare le gambe né incrociare i piedi lo fanno per questo, per non interrompere l’energia che dalla terra arriva alle mani, passando per tallone anca spalla. O magari no, ma di certo c’è che calligrafia è fisicità, scrivere è un’attività anche fisica e la postura conta eccome.

Quindi ho deciso di approfondire. Iscrivermi a un corso di Tai Chi mi è sembrato il passo più naturale. Ora, se dopo nemmeno un anno la mia tecnica è grezza e primordiale e è naturale, sono solo all’inizio del percorso, ho scoperto un mondo che mi ha assorbito. Il mio orizzonte calligrafico si è spalancato.

Il Tai Chi Chuan e lo stile Sun

Il Tai Chi Chuan è un’arte marziale. In estrema e parziale sintesi, nel Tai Chi (come nella calligrafia, che combinazione) esistono diversi stili. L’evoluzione storica, il mutare delle condizioni sociali e le abilità dei maestri ne hanno determinato progressi e diramazioni. In Italia, su cento praticanti il Tai Chi (anche Taijiquan, abbreviato in Taiji), per limitarci agli stili principali, sessanta seguono lo stile Yang, trenta lo stile Chen, nove il Wu e uno il Sun.
Non è questo il luogo dove approfondire, il tema è così vasto che non mi basterebbe lo spazio su disco. Per chi volesse, un buon punto di partenza sono le tante associazioni italiane presenti un po’ ovunque, e mi sento anche di consigliare Il libro del Tai Chi Chuan. Una guida ai principi e alla pratica, di Kit Wong Kiew (Astrolabio Ubaldini, 1998), che per approcciare la scienza mi ha accompagnato nei primi giorni in cui io e il Tai Chi ci stavamo conoscendo.

tai chi sun

Tra le montagne dove vivo opera un’associazione che pratica, studia e diffonde il Kung Fu. E il Tai Chi è Kung Fu più qualcos’altro, ma su questo ci torniamo. Comunque, l’associazione Kung Fu Concepts insegna Tai Chi stile Sun, nelle Marche. L’uno su cento di cui sopra. Uno stile così borderline che il mio maestro, per studiare questo stile, in Italia nemmeno l’ha ancora trovato uno shifu e si perfeziona all’estero.

“Maestro, perché mi insegni a combattere ma mi parli di pace?”
“Meglio essere un guerriero in un giardino, piuttosto che un giardiniere in guerra”

Arti marziali e combattimento. Imparare a combattere per non doverlo mai fare

Come ogni arte marziale, il Tai Chi “serve pe’ fa’ a botte”, scherza – fino a un certo punto – il mio maestro. Di fanatismo, tra i miei compagni nella nostra palestra, non c’è nemmeno l’ombra, e abbiamo anche una certa età, a dirla tutta. Ma le arti marziali insegnano a combattere. Poi potremmo e dovremmo non farlo mai, nella vita (l’ho chiesto, al mio maestro; in oltre vent’anni di studio e pratica del Kung Fu non ha mai picchiato neanche il cane), ma ci trovassimo costretti a salvare la pelle, anche combattendo, dobbiamo sapere come farlo. Sempre meglio essere un guerriero in un giardino che un giardiniere in guerra.

Dirò di più: fin dal primo allenamento abbiamo imparato che conoscere le arti marziali insegna proprio ad evitare di doverle applicare in combattimento. Meglio zero a zero che uno a uno: evitare i conflitti è sempre meglio che risolverli attraverso le arti marziali.
«Meglio mantenere una nazione intatta che distruggerla, meglio mantenere un esercito intatto che distruggerlo, meglio mantenere una divisione intatta che distruggerla, meglio mantenere un battaglione intatto che distruggerlo, meglio mantenere una compagnia intatta che distruggerla. Questa è una regola fondamentale dell’arte della guerra». Parola di Sun Tzu (L’arte della guerra, Astrolabio Ubaldini, 1990). Che il combattimento sia l’ultima risorsa; è abile chi vince senza combattere.

Poi, qualche mese fa, un bel libro mi è capitato sotto mano: La calligrafia come arte della guerra, di Andrea Tarabbia pubblicato da Transeuropa nel 2010. Non cercateci dentro più di tanto il legame tra calligrafia e arti marziali, gustatevi più il romanzo che non la ricerca di concetti calligrafici (che comunque ci sono), come ho fatto io. Però la coincidenza temporale è stata più di una coincidenza e ho capito, casomai ce ne fosse stato ancora bisogno, che un nesso c’era tra disciplina marziale – in questo caso vera e propria guerra – e bella scrittura. Dovevo solo andare appena un po’ più a fondo per aprire la botola e caderci dentro.

Sun Lu Tang, dalla calligrafia al Kung Fu fino al Tai Chi

Lo stile Sun, creazione di Sun Lu Tang, è il più recente tra le principali famiglie del Tai Chi. Nato da famiglia poverissima sul finire dell’ottocento in Cina, Sun Lu Tang dopo un’infanzia terribile venne mandato per sopravvivere (tentò il suicidio in giovane età) a bottega da uno zio calligrafo, dove si appassionò anche alle arti marziali. Imparò il Pa Kua e l’Hsing-I per poi, da adulto, integrare questi due stili di Kung Fu nel Taijiquan, sviluppando uno suo stile dalle posizioni alte, con continue aperture e chiusure. Questo stile prese il suo nome.
Quello che più mi ha colpito è che Sun Lu Tang, a cinquant’anni, pur essendo già un riconosciuto esperto in tutti gli stili di Kung Fu esterno, con umiltà si rimise a studiare per acquisire nuove conoscenze. Chi ne volesse sapere di più sull’uomo e la disciplina può approfondire sulla sezione italiana dell’ International Tai Chi Chuan Europa.

Comunque lo stile Sun del Tai Chi Chuan è Kung Fu, e Kung Fu significa “duro lavoro”. Per esteso, sta per “abilità acquisite nel tempo col duro lavoro”. Mio nonno che per tutta la vita ha lavorato la terra, alzandosi all’alba e spaccandosi la schiena sul campo, ha praticato molto più Kung Fu di me.
Quando al Kung Fu aggiungiamo concetti di medicina tradizionale cinese e principi dell’I-ching, il Libro dei mutamenti, otteniamo il Tai Chi Chuan. Anche questo andrebbe approfondito, ma qui ci interessa più la calligrafia e tra un po’ ci arrivo.

Benefici del Tai Chi Chuan, in pace come in guerra

Il Tai Chi non è solo un’arte marziale. Anzi. È anche uno studio sul corpo, sulle strutture interne ed esterne, delicato ma profondo, in grado di ripristinare equlibrio ed armonia psicofisica oltre a rafforzare tendini e legamenti, sbloccare le articolazioni rendendo il corpo forte ed elastico.
Quindi salute, energia, equilibrio, controllo. Questo distingue un’arte marziale da uno sport di combattimento. In ogni caso, volesse qualcuno cogliere l’occasione per avvicinarsi al Tai Chi anche solo per il proprio benessere (miglioriamo la salute, a praticarlo, dice la scienza), cercate un buon maestro e non accontentatevi di quello che trovate sui social. Come nella calligrafia, guarda caso.

Diffidate però da chi vi insegnerà il Tai Chi senza insegnarvi a tirare un pugno (che poi è spingere un pugno), a deviare un pugno, a schivare un pugno. Diffidate da chi le figure della forma ve le insegna come passi di danza e non come un combattimento, perché quando fai la forma sei tu contro te. Diffidate da chi vi descrive il Tai Chi come poesia in movimento e vi fa trascorrere ore a studiare il respiro (che è l’ultima cosa che impareremo; prima i movimenti. E passeranno anni e anni). Diffidate anche da chi il Tai Chi ve lo insegna per far del male; il vero maestro di Tai Chi è in pace con sé e col mondo.

tai chi

Calligrafia e arte marziale

Ho effettuato qualche ricerca. Non mi sembrava possibile che solo io avessi colto tanti punti in comune, che in realtà sono vere e proprie radici condivise, tra calligrafia e arti marziali. Fatta eccezione per la calligrafia orientale (scrittura cinese, giapponese, asiatica), dove l’argomento è stato approfondito ed esportato da tempo, per quello che è pratica e disciplina calligrafica in occidente non ho raggiunto risultati significativi. Poco male, vorrà dire che aprirò una strada che spero in tanti possano rendere più percorribile. D’altra parte, queste sono solo mie impressioni, da calligrafo principiante e da praticante di Tai Chi veramente alle prime armi. Qualsiasi contributo sarà, oltre che ben accetto, quindi, estremamente importante dato che stiamo incidendo una tabula rasa.

Lo so, prima o poi dovrò impugnare un pennello e iniziare a meditare sugli ideogrammi cinesi e le occasioni non mancano in Italia. La stessa preparazione dell’inchiostro, sciogliere il sumi sulla pietra suzuri, è parte del rito e sono sempre più attratto da questa pratica. Ma come ci sono arrivato a cogliere questo legame tra la nostra tradizione calligrafica e la disciplina orientale del Tai Chi? In occidente abbiamo centinaia di calligrafi; possibile che in decine e decine di manuali e ancora più volumi di una biblioteca che mi sta cacciando di casa non abbia trovato mai una riga che avvicinasse le due discipline? Eppure la storia, la mia, intrisa da entrambe le cose, è lunga.

Arte della scrittura e arte del combattimento

Tanti, tanti anni fa, quando il Duemila era ancora giovane e io pure, nelle terre desolate dove sono cresciuto, dove oggi non arriva nemmeno il coronavirus, ci divertivamo con la giocoleria. Per ammazzare il tempo assemblammo uno spettacolo di fuoco da inserire all’interno del Palio dei Castelli. Nacque così il progetto Artificivm, gruppo di fuoco a supporto della Compagnia d’arme Grifone della Scala. Per le forme, quando riuscimmo a mettere a punto un piano e uno spettacolo di fuoco e combattimentoSimulacrum mali – viste le poche fonti da cui attingere in quegli anni, ci ispirammo ai combattimenti dei cinema epici cinesi del periodo, tra i quali consumammo soprattutto quelli di Zhang Yimou e Ang Lee. La foresta dei pugnali volanti e La tigre e il dragone, ovvio, ma anche e soprattutto Hero mi stregò.

Hero. Spada e pennello

Uno dei protagonisti, Spada Spezzata, è un eccezionale maestro dell’arte della spada e di calligrafia: «il vero guerriero è colui che non ha più bisogno della spada, perché ha dentro di sé la forza e non ha bisogno di uccidere», il suo pensiero. Lo stesso di Sun Tzu, come abbiamo visto prima.
Poi, cito da wikipedia: Grande rilevanza viene tributata anche al rapporto tra arte della spada e calligrafia. Le due tecniche sono complementari e rispecchiano due aspetti della stessa medaglia, il cui segreto può essere colto solo tramite una profonda e totale dedizione e numerosi anni di applicazione e di pratica. Emblematica è la scena dell’attacco da parte di Qin alla scuola di calligrafia, durante il quale il maestro e i discepoli scelgono di andare incontro alla morte trafitti dalle frecce nemiche, mentre seduti compostamente e serenamente, esercitano la nobile arte calligrafica. Tramite la calligrafia è possibile cogliere le numerose sfaccettature della realtà e il significato più profondo dell’esistenza. Le arti marziali e la calligrafia, secondo la versione proposta nel film, “nascono dall’armonia tra la forza del polso e il sentimento del cuore”.

Quella della scuola di calligrafia sotto attacco, con gli studenti che sfidano la morte continuando a scrivere, è una scena che va vista. Mi ha cambiato qualcosa, allora: è stato il mio primo incontro con la calligrafia, in un contesto di arti marziali, e se dovessi tracciare un prima e un dopo lo farei lì. Inutile raccontarla, godetevela qui sotto con la colonna sonora di Tan Dun.
Giusto per chiudere e tornare a noi, Jet Li, il protagonista di Hero, non è solo un attore di film di arti marziali, considerato a ragione l’erede di Bruce Lee, ma è un vero campione di Kung Fu nella vita reale, per restare in tema. Poi m’ero preso una cotta per Zhang Ziyi, e questo è off-topic ma tant’è.

Rapporto tra calligrafia occidentale e Tai Chi

Ecco quindi il momento di guardarci negli occhi e scontrarci con l’argomento.
Tra i concetti che mi sento di accostare, tra Tai Chi e calligrafia, molti fanno riferimento al movimento, all’intenzione, all’equilibrio, alla forza, al corpo, all’energia e allo spirito; alla posizione, alla postura e alla tecnica, al controllo e alla concentrazione. Elementi che Calligrafia e Tai Chi condividono, nella loro esecuzione e nell’essenza. Perché la scrittura è gesto fisico, anzitutto.

Qua sotto gli insegnamenti di Tai Chi che ho trovato naturale ascrivere al mondo della calligrafia, calligrafia storica occidentale continentale nello specifico, e tradurre in termini di scrittura. Mutando quello che andava mutato, traslando termini specifici di Tai Chi con quelli della calligrafia.
Ma forse, un piccolo inciso sulle differenze di nascita e funzione delle principali scritture al mondo è il caso di farlo.

Origine e funzione della scrittura

L’origine delle scritture più scritte al mondo già la dice lunga sul motivo per cui nacquero e su come sono state utilizzate nella storia. Prendiamo i tre alfabeti più diffusi al mondo, l’arabo, il latino e il cinese, e semplifichiamo uno schema che mi serve per un gancio con l’ultimo dei tre. Per questo ragionamento ho preso spunto da Scritture. Le forme della comunicazione, a cura di Giovanni Lussu, Antonio Perri, Daniele Turchi (AIAP, 1998); una gran bella e piacevole riflessione sull’argomento si legge nella monografia di René Étiemble, La scrittura (Il Saggiatore, 1962).

La scrittura araba; il Corano proibisce categoricamente l’idolatria e in nessuna moschea antica o moderna esistono raffigurazioni di esseri viventi, per questo l’arte islamica si specializzò nei disegni geometrici ed astratti (arabeschi) e nella calligrafia. Meno nobile l’origine dell’alfabeto latino, e della scrittura occidentale in generale: i fenici avevano bisogno di un codice per rendere più agevoli le transazioni dei loro commerci e portarono questo schema alfabetico in giro per il Mediterraneo. I greci colsero la geniale intuizione e coniarono l’alfabeto (alfa e beta le prime due lettere). Capiamoci, parliamo di una storia millenaria che non è il momento di raccontare, ma qualche paletto dobbiamo piantarlo. Perché sintetizzando l’alfabeto greco e quelli italici, i romani crearono quel capolavoro da millenni immutato che è l’alfabeto romano.

Da lì, dai romani, fino alla scrittura umanistica, la scrittura in Italia e in Europa è stata soprattutto veicolo, nella storia, della volontà dell’autorità di turno, temporale o spirituale che fosse. Anche la trasmissione della cultura, in un certo senso, ha seguito questa logica oggetto fino ad oggi delle politiche editoriali dei pochi grandi gruppi rimasti a contendersi il mercato.
Qui la bibliografia è davvero sconfinata, anche solo mettere assieme i testi universitari del mio vecchio corso di laurea non basterebbe. Si noti però che, dopo Roma, la più importante scrittura nata in Italia si chiama Cancelleresca, con evidente richiamo a fini amministrativi e politici.

Quindi la scrittura orientale. La scrittura cinese è patrimonio UNESCO; è riflessione, meditazione, punto di incontro tra cielo e terra, ricerca di armonia ed equilibrio, bellezza e dinamismo. Per la medicina tradizionale cinese la calligrafia è una terapia, per le arti marziali una guida per il flusso di energia, per rafforzare carattere e volontà.
Ma la calligrafia è anche un’arma, spirituale e materiale. Lo sapeva bene il più grande dei calligrafi cinesi, il generale Wang Xizhi: «La carta è il campo di battaglia, il pennello la spada, l’inchiostro la cotta di maglia, il calamaio è il lago che circonda la piazzaforte, l’intuizione è il generale e il talento il suo capo di stato maggiore».

Tornando al Tai Chi, non me ne vogliano gli esperti dell’una o dell’altra disciplina (dicano la loro, se vogliono e se lo ritengono utile) per le definizioni grezze frutto della mia inesperienza, sono in buona fede per il progresso di entrambe le arti. Ma so già che gli esperti queste cose le capiscono; come in tutte le discipline, sono gli ignoranti gli unici intolleranti.
Più avrò lavorato su me stesso più avrò dubbi sul mio operato e meno criticherò quello degli altri. Questo lo imparai all’Università, tanti anni fa. Il Tai Chi insegna anche a capire i nostri limiti, a superarli, a metterci in discussione anche se si è comodi in una posizione; soprattutto se si è comodi. Ecco, diciamo che ci deve spingere a vivere meglio la vita fuori dalla palestra. Altrimenti non mancano i corsi di pilates.

E se a me è servito per capire e mettere a punto alcuni passaggi della mia calligrafia, attraverso riflessioni mutuate dai concetti di Tai Chi, spero di essere utile nel pubblicarle. Ho imparato tanto in questi ultimi mesi dalle lezioni che mi ha impartito il mio maestro, che ritengo un grande maestro, umile, generoso, forte, equilibrato. Marziale, in un aggettivo solo. Vorrei che il Tai Chi, e la calligrafia, mi rendessero migliore, come hanno reso migliore lui. Lavoro anche per questo. DURO lavoro.

ink calligrafia

Il Tai Chi nella calligrafia

  • La forza si misura nella costanza della spinta, non sull’impatto. Così la forza di un tratto, nella calligrafia, la sua intensità, starà nel controllo della forza con cui viene scritto, non nella velocità o nei volteggi di un tiro di penna.
  • Solo un corretto allineamento mi garantisce la massima spinta: massimo equilibrio, massima forza. E se non immagino quel movimento come un movimento da applicare in un combattimento, i miei organi non saranno correttamente allineati e non trarrò alcun beneficio dalla pratica. Nella calligrafia non ci si fa mai abbastanza caso, ma quando scriviamo dobbiamo allineare i muscoli di mani, braccia, collo e schiena, poggiare il movimento sulle anche per connetterle al suolo coi talloni e ottenere la spinta dalla spalla. Scrivere è faticoso: tra l’omero e il polso ci sono ben 29 ossa che devono coordinarsi in modo perfetto per ottenere un buon risultato.
  • È il tronco il braccio più forte che abbiamo e questo è un corollario dell’allineamento di cui sopra. Inutile, nella scrittura, sforzare dita polso e mano: se la nostra scrittura nascerà dal corpo – tallone anca spalla – non ci stancheremo e avremo più forza.
  • Nelle arti marziali ci sono solo due avversari, io e me. Quando sarò in pace con me non avrò bisogno di combattere con nessun altro. Il Tai Chi, come la calligrafia, da un lato deve accompagnarci in un’introspezione e in un lavoro su noi stessi – duro lavoro, Kung Fu – per migliorarci; dall’altro spingerci a superare i nostri limiti, all’evoluzione dello stile, dalla forma alla lettera.
  • Il dito indice è il transito della nostra energia. Dobbiamo mantenere distese (non flaccide né tese) le dita durante le figure per lasciar scorrere la forza attraverso il nostro corpo, per mantenere aperta una via dove possa fuoriuscire. Nella scrittura, se braccia e dita non saranno distese, se i muscoli saranno contratti e le spalle resteranno alte (è lì che si accumula lo stress, cerchiamo di rilassare le spalle) l’energia – la forza, la vitalità – della scrittura incontrerà ostacoli e non avrà flow.
  • Il primo pugno si dà con lo sguardo e l’intenzione. Lo sguardo dirige il corpo (caratteristica questa dello stile Sun, non degli altri stili, dove lo sguardo segue la mano), indirizza l’attenzione e in ogni movimento visualizza già il successivo. Il tratto calligrafico è realizzato con la mano solo perché è con questa appendice che scriviamo (e non dimentichiamo che il corpo prende forza connettendosi al terreno col tallone e trasmettendo energia al gomito tramite l’anca), ma in realtà è l’intenzione a dichiararne direzione e andamento: guardo dove voglio andare e la mano arriva lì. Provate, funziona, è garantito. «E’ la mano che segue l’occhio, non viceversa», mi disse un giovanissimo Luca Barcellona una cifra di anni fa.
  • Se da un lato c’è energia, dall’altro deve esserci il suo assorbimento. Se effettuo un tratto discendente, con pressione, ne avrò accanto uno ascendente, con rilascio. Pressione e rilascio come distensione e contrazione, come ying e yang. Mai opporre forza a forza, mai avvicinare tratti spessi a tratti spessi; al duro si risponde col molle. In Cina dicono che i denti sono duri e cadono, la lingua è molle e non cade.
  • Il benessere raggiunto nella pratica del Tai Chi si ottiene anche grazie al fatto che concentrarci e coordinarci su una serie di posizioni e movimenti ci spinge a lasciare fuori il resto del mondo, e la nostra energia si rigenera. Non provate qualcosa di simile, la sensazione che il mondo scompaia mentre vi concentrate nel rendere possibili tutte le combinazioni di movimento necessarie a tracciare i segni che compongono una lettera?
  • Il respiro dà il ritmo alla forma: quando inspiro difendo, quando espiro attacco. Perché il Tai Chi è un’arte marziale, non un balletto. Nella calligrafia, uno dei primi insegnamenti è di non trattenere il respiro, anzi, di armonizzarlo al tempo della scrittura. Quando ho ossigeno in corpo ho forza, quando respiro quella forza la gestisco. La forza non ce la dà la pressione, ma l’ossigeno; non va trattenuto, ma lasciato scorrere, nel Tai Chi come nella calligrafia.
  • La forza somma, la tecnica moltiplica. Dobbiamo imparare a riconoscere gli elementi con cui lavoriamo e combinarli, secondo una regola. Ogni colpo in Tai Chi e ogni tratto in calligrafia hanno tre età: giovane, adulto, anziano. Il colpo va intercettato quando non è forte, il tratto va intersecato quando è sottile; un millimetro fa la differenza e la rende gigantesca, in entrambe le discipline.
  • Nessuna figura, anche se insegnata allo stesso modo dallo stesso maestro, sarà eseguita uguale da un individuo all’altro, perché siamo tutti diversi. A tutti – quelli della mia generazione, almeno – è stato insegnato a scrivere alla stessa maniera, ma nessuno scrive come nessun altro. Perché entrano in gioco l’esperienza, la personalità, lo sviluppo diverso di ognuno di noi, nella grafia personale con cui scriviamo ogni giorno. E anche quando facciamo calligrafia.

Sono sicuro che, con l’andare degli anni, questo elenco oggi appena all’inizio crescerà di molto. Magari qualche voce anche autorevole dei settori (Tai Chi e calligrafia) dirà la sua e integreremo questo esperimento. Di sicuro, con la pratica, miglioreranno le mie posizioni e riuscirò anche ad affilare questi concetti. La chiave del successo, nelle arti marziali, è la perseveranza nelle pratiche corrette. Toh, come nella calligrafia.

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