La storia della scrittura va studiata, se si vuole fare calligrafia consapevolmente. Qualche tempo fa, parlando di paleografia, ho spiegato perché se non si conosce da dove un carattere provenga ci si limita, nel far calligrafia, a una mera riproduzione di un modello senza speranza di farlo proprio, evolverlo, portarlo a un livello superiore. Ho anche sottolineato che la storia della scrittura si studia sui libri, all’Università e negli archivi storici, tra gli altri luoghi deputati alla trasmissione del sapere.
Ma chi va seriamente alla ricerca di cultura la trova in molti altri luoghi, oltre quelli strettamente istituzionali.

Le Università della terza età sono uno di questi. L’UTEAMUniversità della terza età dell’Alto Maceratese – nel mio paese natale, Sanseverino Marche, da anni interviene nella realtà culturale con la promozione di iniziative, incontri, dibattiti, informazione e formazione per favorire l’inserimento sociale e promuovere la cultura dell’uomo.

Da qualche anno l’UTEAM organizza una settimana culturale, all’interno della quale ospita interventi di orientamente sociale, storico, artistico o di altra natura per ampliare il panorama dei propri iscritti. Sono ormai tre anni che ho il piacere di partecipare come relatore a questa settimana, per raccontare a un pubblico più vasto di quanto ogni volta mi aspetti come siamo arrivati, oggi, a scrivere e leggere come facciamo.

La storia della scrittura agli incontri culturali UTEAM

Martedì 2 aprile 2019 ho incontrato il pubblico dell’UTEAM per un incontro culturale sul tema della storia della scrittura. Una storia millenaria: la scrittura, il segno della nostra civiltà, il titolo del mio intervento; un’oretta di lezione frontale per illustrare segni, strumenti e materiali che hanno accompagnato l’uomo dalla preistoria all’era digitale.

Ai corsi di calligrafia che organizzo, almeno gli estremi della paleografia latina cerco di trasmetterli. Tuttavia, in questi laboratori di scrittura, di solito ho di fronte gente interessata, un pubblico già selezionato, mantre all’UTEAM il pubblico era generico e ho dovuto pormi come obiettivo, anzitutto, non annoiare. Semplificare i millenni e porre in evidenza i dettagli più curiosi della storia della scrittura.

Una storia millenaria, quella della nostra civiltà

Ho raccontato – in una sintesi estrema per racchiudere quasi diecimila anni di storia in un’ora – che la scrittura come la intendiamo oggi in Occidente ha un’evoluzione che parte dalla Capitale romana lapidaria e approda alla tipografia digitale. Poi, in realtà, sono partito dalla preistoria e ho spiegato la scrittura geroglifica e quella cuneiforme prima di approdare tramite fenici, greci ed etruschi alla Capitale monumentale romana. Questa scrittura si evolve dalla pietra ai libri, passa dal volumen al codex e, nei secoli, in seguito alla diffusione dell’Impero romano su tutto il Mediterraneo e il mondo allora conosciuto, si sviluppa passando per l’Onciale in molte varianti regionali. Nel frattempo calamo e papiro vengono sostituiti da penna d’oca e pergamena.

L’incoronazione di Carlo Magno apre un processo di riunificazione politica, culturale e spirituale dell’Europa; la scrittura minuscola Carolingia reinterpreta la bella grafia latina Onciale ed è, dal punto di vista grafico, una spinta alla coesione culturale e alla sintesi delle varianti regionali di scrittura diffuse in Europa nei secoli. Avanzando nei secoli, si fanno strada le grafie medievali: la littera textualis, chiamata Gotica dagli umanisti, nasce all’ombra delle maggiori università nel basso medioevo come scrittura spezzata e conquista subito gli scriptoria europei.

La Cancelleresca segna l’avvio del Rinascimento e apre la strada alle scritture moderne, per mano di nomi come Francesco Petrarca prima, Ludovico degli Arrighi e Giovanni Tagliente, o Bartolomeo Sanvito e Francesco Griffo, tra i tanti che hanno contribuito allo sviluppo di questo corsivo nel nostro Paese; l’alfabeto maiuscolo romano viene recuperato e inclinato, le lettere unite e decorate, la calligrafia si fa arte con il progressivo scomparire degli scriptoria (la prima pubblicazione con la tecnica della stampa a caratteri mobili è stata realizzata a Magonza tra il 1453 e il 1455 da Johannes Gutenberg).

Dal corsivo cancelleresco traggono ispirazione scritture moderne come il Copperplate, anche noto come corsivo inglese, in Inghilterra. La crescita dell’utilizzo dei pennini metallici e la spinta data dalla rivoluzione industriale alla diffusione di questi nuovi strumenti danno il via a un nuovo corso di fioritura calligrafica e recupero dell’arte della scrittura in tutto il mondo, tendenza oggi ancora più sentita nel momento in cui l’appiattimento stilistico della strumentazione digitale – indispensabile, ma spesso anonima – rendono un valore aggiunto la personalizzazione di qualsiasi messaggio grazie allo stile di una calligrafia realizzata a mano.

Sono grato all’UTEAM e al presidente Adriano Vissani per la fiducia e la possibilità di diffondere questa storia meravigliosa che ogni anno mi rinnovano. Per la stagione 2019/2010 magari ce la facciamo ad organizzare qualche ora di laboratorio per scrivere meglio in corsivo, a mano ovviamente, per divertirci un po’ con penna e calamaio, nelle belle aule di via Salimbeni.

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