Realizzare inchiostro rosso naturale, un inchiostro colorato non chimico, è stato mooolto più difficile di quanto mi aspettassi dopo la soddisfazione pressoché immediata che mi aveva dato l’inchiostro ferrogallico. Ormai il ferrogallico lo realizza anche il fruttivendolo sotto casa tanto è facile trovare gli ingredienti (o inventarsene), e per quanto fantasiosi si possa essere, combinando i quattro elementi base si ottiene quasi sempre un inchiostro dignitoso. Chi s’è preso la briga di catalogare ricette e risultati dei secoli scorsi ha messo assieme centinaia e centinaia di ferrogallici diversi, tutti validi, ma ognuno diverso dall’altro. Da qui in avanti, con il ferrogallico, sono i gusti a prevalere sulla filologia.
Con i colori è diverso. Con i colori c’è poca disinvoltura nelle interpretazioni, poca elasticità nelle misure, poca libertà nei componenti. Reperire le materie prime per un inchiostro colorato è stata solo la prima tra le mille difficoltà incontrate per scrivere con il mio rosso.

Tra la bellissima varietà dello spettro, dopo il nero del ferrogallico, non potevo però che scegliere il rosso come primo colore da realizzare. L’idea me la lanciò Barbara Calzolari, fan del mio ferrogallico, a un corso di Brush pen di qualche mese fa, dopo aver escluso di immergere un Pentel Fude punta larga in un liquido acido come “Persefone” o “Ecate”, inchiostri gallotannici di razza ma nocivi su supporti delicati. La sfida era cimentarsi in inchiostri naturali colorati. L’accettai senza sapere quello che facevo né immaginare quello cui sarei andato incontro.
Dopo mesi di studi su fonti tardo medievali, ricerche su testi del XIX secolo, acquisto complusivo di radici, cortecce, mordenti, lacche e foglie, confronto con esperti e tintori e speziali ed erboristi, con la luna calante e il sole nel segno più “severo” dello zodiaco, ho immerso la corteccia splendida di una pianta equatoriale nel giusto liquido, triturato carcasse di piccolissimi insetti, messo assieme tutti gli ingredienti e chiesto alla chimica, agli allineamenti cosmici e alla natura di fare il resto.

Speziali e alchimisti per tutti i toni del rosso

Sono solo una dozzina i colori naturali che, nei secoli, hanno dimostrato stabilità. La sintesi chimica basata sull’anilina ce ne mette in mano circa cinquemila. Se c’è chi è tornato alle tinte naturali per tessuti onde evitare di mettere in contatto la sua pelle con derivati del petrolio – l’anilina è cancerogena – ho raccolto nelle mie ricerche molti apprezzamenti da chi ha letto un percorso simile nella scrittura e nella mia intenzione di rendere la calligrafia portatrice di un’impronta anche etica, oltre che filologica.

Per questo inchiostro colorato calligrafico rosso ho attinto informazioni dal mondo della tintura naturale di tessuti e pelli. Ho studiato le differenze tra pigmenti (perlopiù minerali, insolubili), coloranti (organici, hanno colore ma non corpo), lacche (coloranti solidi solubili) e mordenti (fissativi al substrato). Convertito unità di misura straniere e di regni diversi. Distinto, nel rosso, vermiglio da carminio, borgogna da amaranto, scarlatto da cremisi, porpora da magenta, cinabro da minio. Privilegiato il procedimento euristico a quello algoritmico. Praticato decantazione e calcinazione. Tagliato in polvere o tisana corteccia e radici. Verificato sesso e provenienza di insetti. Calcolato percentuali di acidi nei liquidi. Testato leganti e gomme vegetali. Constatato che solo su carta naturale un inchiostro naturale darà tutto sé stesso. E dopo tutto questo, ho prodotto prima un rosa, poi un arancio, quindi un viola, cercando di realizzare uno dei tanti rossi.
Produrre un inchiostro colorato non è uno scherzo, è materia di speziali, chimici, alchimisti. Con studio e confronto, tanta umiltà e tentativi sbagliati, qualcosa di buono da cui partire l’ho però ottenuto.

In principio era il nero. Poi venne il rosso

Già nel Medioevo il rosso era il colore più difficile da ottenere, una stoffa colorata rossa arrivava a costare fino a dieci volte il prezzo di una azzurra. Nemmeno i romani se la passarono bene con il loro rosso porpora, il colore più bello e pregiato della storia dell’uomo, ottenuto da un colorante estratto da un mollusco che i fenici raccoglievano a Tiro, città oggi in Libano. A Roma la porpora di Tiro valeva fino a venti volte il suo valore in oro: per ottenerne un grammo servivano 10mila molluschi adulti. Con la caduta di Costantinopoli la porpora fu man mano sostituita con la robbia, più povera ma efficace e molto più disponibile.
Il termine rubrica – in ogni scriptorium medievale c’era il rubricatore accanto al copista e al miniatore – deriva dal latino rubrīca, «ocra rossa», derivato a sua volta di ruber, «rosso». Infatti, nell’arte libraria antica, l’asticella centrale del volume, la custodia e il nome dell’autore e il titolo (l’index), le prime lettere, il titolo dei capitoli, le segnature e i richiami erano in rosso. Nei manoscritti, la lettera iniziale di ogni capitolo, o l’intitolazione di un testo o di una delle sue parti, la didascalia dei capitoli o dei paragrafi, erano messe in evidenza con l’inchiostro rosso.

Ecco perché dopo il ferrogallico non poteva che venire il rosso. Come già per Persefone e Ecate, ho assunto nomi in codice per identificare i passaggi dei progetti. In altre parole, ho battezzato i miei inchiostri rossi, visto anche l’inverno e la neve che hanno circondato i miei tentativi, attingendo a storie di guerra e Resistenza di settanta e passa inverni fa.
Mario Depangher e Giulio Kacic erano comandante e vicecomandante della Banda Mario, formazione partigiana appartenente alla V Brigata Garibaldi di Ancona e operante contro l’occupante nazifascista sui monti di Sanseverino Marche, tra il settembre 1943 e il luglio 1944. Una storia che merita di essere conosciuta, una storia di 70 anni di lotta e libertà che qualche anno fa, in quel di Muggia, davanti a una lapide ho promesso che avrei trovato un modo per non far dimenticare. Certo, un inchiostro che porti quei nomi è poca cosa, come poca cosa è un racconto di quei nove mesi e altrettanta poca cosa è la cronaca di quella lunga scia di sangue e pochissima cosa è testimoniare quella Resistenza con parole e azioni quando ben altri enti deputati a farlo inseguono poltrone più che ideali. Ma tante piccole cose ne fanno una un po’ più grande e gutta cavat lapidem.

Inchiostro rosso “Depangher”, naturale, vegetale, con legno Brasile

Il primo inchiostro rosso a base organica ottenuto è stato realizzato con corteccia di legno Brasile e acqua di neve sciolta. Questa scorza proviene dal legno di Caesalpinia echinata, e lo si trova nelle ricette pià vintage anche come legno di Pernambuco o Fernambucco, o anche Verzino, per quanto in molti casi si indichino legni provenienti da altre varietà di questa pianta. Quando i Portoghesi trovarono, nel Nuovo mondo, lungo le coste atlantiche dell’America del Sud (a partire dall’attuale regione del Pernambuco, appunto, giù fino a tutta la Mata atlantica) questi alberi dal caratteristico color rosso brace, li chiamarono pau brasil (brasa, in lingua, è il colore rosso brace). La grande diffusione di questa pianta rossa in quelle terre li spinse a chiamare quel Paese, fino ad allora denominato “Terra de Santa Cruz”, proprio Brasil, come ancora si chiama oggi.

“Depangher” è un inchiostro color pavonazzo, rosso vivo, a base di acqua di neve di montagna (Appennino Umbro Marchigiano, monte San Vicino), realizzato a mano con cortecce di legni tropicali a inizio 2018. Si basa su ricette rinascimentali ed è un prodotto 100% naturale, vegetale, privo di sostanze animali o di origine animale. Il colore è un rosso scarlatto tendente all’amaranto dopo l’ossidazione. Inchiostro ancora in fase di test, versione beta 02 (febbraio 2018).
Nome in codice “Depangher”, versione (beta) 02.18.02.1, rosso come l’ardore, vivo come la Resistenza. Inchiostro imbottigliato con luna nuova, discendente in cancro.

Inchiostro rosso “Kacic”, naturale, animale, con cocciniglia

Il secondo rosso è un inchiostro rosso carminio, ottenuto a partire da un colorante animale in acqua di sorgente. L’acido carminico, che è la molecola colorata, si ottiene macinando il carpace delle femmine della specie Dactylopius coccus, nota come cocciniglia, che lo usa come difesa dai predatori. Questo insetto è un parassita dei cactus originario dell’America centrale, divenuto in breve tempo molto diffuso in Europa dopo la scoperta del Nuovo mondo e immediatamente allevato da questa parte dell’Oceano (servono 100mila insetti per un kg di colorante).

“Kacic” è un inchiostro color rosso carminio a base di acqua di sorgente (del fiume Esino, prelevata a meno di 1 km dalla scaturigine, in territorio di Esanatoglia), realizzato a mano con insetti mediterranei nei primi mesi del 2018. Composto a partire da ricette rinascimentali, è un prodotto 100% naturale, con ingredienti di origine animale. Il colore è rosso carminio, intenso, tendente al cremisi dopo l’ossidazione. Inchiostro ancora in fase di test, versione beta 02 (febbraio 2018).
Nome in codice “Kacic”, versione (beta) 02.21.01.1, carminio come un’alba, profondo come febbraio. Inchiostro imbottigliato con luna nuova, discendente in scorpione.

Terminata la fase test, alla quale sto sottoponendo i due inchiostri, metterò in produzione il prodotto. Sarà un grande inchiostro, degno delle migliori dita, per scritture bellissime e testi sublimi. Per tutti gli altri, c’è sempre l’anilina 🙂