Nuove ricette, nuovi ingredienti, nuova esperienza, nuove storie da raccontare con questo inchiostro ferro gallico dal sapore mitologico

Con il raccolto autunnale nasce un ferro gallico caldo, intenso, brillante, oscuro, magico. Da nuovi ingredienti, nuove ricette e un’accresciuta esperienza ho prodotto due tipi di inchiostro ferro gallico, a base di acqua e di vino rosso, utilizzando oltre alle noci di galla di quercia frutti e vegetazione autunnali: melograno anzitutto, ma anche cortecce e bucce.

Come il primo inchiostro ferrogallico nacque sul far della primavera, quando raccolsi le noci di galla il giorno dell’equinozio, questo nuovo inchiostro è nato il Giorno di Demetra, l’equinozio di autunno, inizio del semestre oscuro.
Chi si occupa di programmazione e di informatica sa che i vari rilasci di programmi e le relative fasi di test assumono nomi in codice, dei toponimi per identificare gli step dei progetti o gestirne le attività. La Apple usa i felini, Microsoft città (anche AMD), Debian i personaggi di Toy Story… Io ho scelto la mitologia greca. Non per via della mia formazione classica, ma per una storia che mi ha colpito e un’occasione che me l’ha fatta conoscere.

Demetra e Persefone, Ecate e Ciane, vino, melograno e Ortigia

Nei pressi di Enna, Persefone, ancora fanciulla, coglieva fiori quando la terra si aprì e dagli abissi emerse Ade, Signore dei Morti, che la rapì. La madre Demetra la cercò per nove giorni in ogni angolo delle terre emerse, ma senza successo. Il decimo giorno Ecate – Ecate una e trina, rappresentazione di uno dei tre aspetti della madre terra, Demetra, che annoverava anche la vergine Persefone e la saggia Ecate, lo stadio finale della crescita di ogni donna -, che aveva udito le urla di Persefone, suggerì a Demetra di chiedere ad Elios, il Sole. Questi disse a Demetra che a rapire la figlia era stato Ade, con il consenso di Zeus, padre di Persefone.

Demetra, tradita dalla sua stessa famiglia, abbandonò l’Olimpo e decise che la terra non avrebbe più dato frutti ai mortali così la razza umana si sarebbe estinta nella carestia. Zeus, costretto a cedere alle suppliche dei mortali, inviò il messaggero Ermes nell’oltretomba da Ade, per ordinargli di rendere Persefone alla madre. Ade, inaspettatamente, non recriminò alla decisione di Zeus ma anzi esortò Persefone a fare ritorno dalla madre. Ma prima che Persefone salisse sul cocchio di Ermes le offrì dei semi di melograno, compiendo in questo modo il prodigio che le avrebbe impedito di rimanere per sempre nel regno della luce.

Chi mangia nel regno dei Morti è costretto, per sempre, a farvi ritorno. Persefone trascorre sei mesi alla luce, sei nelle tenebre. Demetra decretò che nei sei mesi che Persefone fosse stata nel regno dei Morti, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all’autunno e all’inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita; primavera e estate.
Persefone che scende ogni anno nel regno oscuro non è che la figura del seme, il chicco di grano, che rimane sotto terra fino a primavera; Persefone ritorna da sua madre e il grano germoglia alla luce del sole.

Il melograno è simbolo di Resurrezione, dal medioevo almeno. I meravigliosi bambinelli di Carlo Crivelli, nel mio Piceno, ne hanno in mano o ne sono circondati spesso. Quale esempio di Resurrezione migliore, in Gesu Cristo, dopo Persefone? Già, Persefone è risalita dall’Ade. Un esempio tra i tanti di sovrapposizione e stratificazione religiosa, così come tanti e straordinari esempi ho trovato sul far dell’autunno in una bella passeggiata a Siracusa, alla foce del fiume Ciane dove nasce spontaneo il papiro. La sorgente di questo fiume fu creata dalle lacrime sparse dalla ninfa Ciane per il rapimento di Persefone. Nell’isola di Ortigia ho respirato mitologia in ogni angolo, in un’orgia di sovrapposizione di stili, epoche, storie, miti e culture. L’augurio, con questo frutto nel mio ferro gallico, è che l’autunno – che amo tanto – scaldi l’inverno e lo renda breve. Che la resurrezione della natura, a primavera, sia prospera.

Inchiostro ferrogallico autunnale, cronotassi, ricetta e procedimento

Fin dall’estate, nonostante la buona quantità di querce e relative noci di galla che mi aspettavo di raccogliere in autunno, per non so quale extrastagionale deviazione nei cicli della mia terra, sul finire di agosto ancora non si vedevano galle sui rami delle più belle piante secolari tra le mie montagne. Non se ne vedevano di pronte, almeno. La richiesta di inchiostro da parte di diverse importanti fonti e la voglia di sviluppare le nuove ricette che nei mesi avevo raccolto mi pressavano, così mi sono rivolto a un amico mastro arcaiolo, compagno di rievocazioni, in quel di Osteria del Bastardo, paesino sulle vallate umbre, lungo il mio stesso Appennino. Questo artigiano sapiente, immerso e disperso nei boschi, vive quando può in contatto totale con la natura e ogni qualvolta capiti raccoglie noci di galla per me. Nel suo laboratorio ne aveva accumulati chili.

Ho quindi messo in macerazione le noci, liberato i tannini, effettuato la doppia bollitura e mescolato per giorni i pentoloni. Qualche nuovo “ingrediente segreto”, una macerazione più lunga e un briciolo di esperienza in più hanno dato i giusti frutti, un ferrogallico nero come l’inferno e brillante come le stelle, probabilmente il migliore realizzato finora. Attualmente sta subendo stress test e verifiche intense sotto i pennini di diverse mani, esperte e importanti; non fosse all’altezza, ne spargerò la ceneri (è un inchiostro 100% naturale, nessun inquinamento), altrimenti ci sono rivenditori online e offline che hanno già dimostrato interesse a distribuirlo. Lo renderò ovviamente anche disponibile sul mio shop Etsy, dove è ancora reperibile il primo inchiostro ferrogallico imbottigliato in primavera.

Inchiostro ferrogallico V 9.17.2 “Persefone”

Inchiostro ferrogallico a base d’acqua, composizione tradizionale, colore nero tendente al blu; 100% genuino, solo ingredienti naturali. Noci di galla di quercia umbra lasciate due settimane in macerazione in acqua piovana; liquido bollito due volte assieme al solfato di ferro, con aggiunta di addensante naturale, cortecce, bucce di melograno. Nome in codice Persefone, nero come l’Ade, lucente come ottobre. Eseguito in luna calante, discendente in gemelli.

Inchiostro ferrogallico V 9.17.5 “Ecate”

Inchiostro ferrogallico a base di vino rosso Montepulciano d’Abruzzo, composizione mista galle di quercia e molograno, colore nero tendente al grigio; 100% genuino, solo ingredienti naturali. Noci di galla di quercia umbra macerata tre settimane in vino rosso con bucce di melograno; realizzato a freddo mediante l’addizione di solfato di ferro e addensante naturale ed esposizione prolungata all’aria aperta. Nome in codice Ecate, misterioso come il fuoco, magico come l’ebbrezza. Inchiostro imbottigliato con luna nuova, discendente in bilancia.

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Mi piace pensare di creare con questo inchiostro naturale un’esperienza di ritorno, che richiami il rinnovarsi della vita dopo la morte, attraverso la ricomparsa annuale di Persefone dall’oltretomba. Mi ha conquistato subito l’idea di donna rappresentata da Persefone e il concetto di crescita che porta con sé (qui illustrati bene): nonostante la prima esperienza nel mondo degli Inferi sia stata da vittima, in quanto rapita, ne è diventata la regina, la guida per chi vi discende (Ulisse, Psiche, Ercole, tra gli altri).
Come nel mito, questo aspetto dell’archetipo si sviluppa come risultato dell’esperienza e della maturazione. Persefone riesce a trasmettere ciò che negli Inferi ha vissuto, può diventare guida agli altri. Solo chi ha attraversato l’ombra può testimoniarne l’uscita, degli altri “non ti curar, ma guarda e passa”.

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