Da due mesi che siamo ritornati
Non ci siamo più mossi dal paese.
Adesso guardiamo dalle finestre
Crescere la primavera
E i cambiamenti rapidi del cielo e dei verdi,
E ci divertiamo come a teatro.

Osvaldo Licini è stato un pittore del fermano della prima metà del Novecento. Sconosciuto ai più, anche ai marchigiani stessi, stretto per quasi tutta la vita nella sua piccola Monte Vidon Corrado – tra i Sibillini e l’Adriatico – lo conobbi e me ne innamorai decenni fa.

Lavoravo al Servizio Cultura della Regione Marche, in Ancona, a inizio millennio, e la missione di quella istituzione era promuovere tutte le figure di rilievo delle Marche, anche le minori. E accanto al più famoso Leopardi – con cui Licini condivide, un secolo dopo, una molteplicità di aspetti – scoprii l’arte visionaria di Osvaldo Licini che da allora ho sempre associato ai paesaggi del fermano. Colline erose ai piedi degli Appennini, coltivate e rigogliose sotto cieli azzurri immensi, che conoscevo bene.

La regione delle madri. I paesaggi di Osvaldo Licini

Personaggio tormentato, enigmatico, ricercatore di senso. Una mostra celebra Osvaldo Licini, la sua arte e personalità a Monte Vidon Corrado (FM) nelle viscere delle Marche. Per tutta l’estate e fino a dicembre 2020, nelle sale del centro studi Osvaldo Licini e nella casa natale dell’autore.

Le Amalassunte, gli Olandesi Volanti, i personaggi fantastici e gli angeli ribelli, i paesaggi soprattutto. La suggestione dei suoi luoghi, la poesia dei suoi dipinti che racconta una terra che è la stessa che cantava Leopardi, da un punto di vista più a sud.

osvaldo licini

Le Marche e gli angeli ribelli. Il sogno di Licini

Sinuose colline marchigiane dai tratti spezzati e dalle pennellate dal ductus irregolare, le geometrie delle opere dell’uomo e le forme disintegrate che si rincorrono tra monti e falesie per distendersi nelle marine. Atmosfere di attesa dipinta con un tratteggio palpitante. Metamorfosi allucinate del paesaggio da cui spuntano personaggi fantastici, tra i Monti Azzurri e la luna. Lettere e numeri il segreto del nostro significato nel cosmo.

Pezzature agricole e cieli profondi, la liricità delle colline e i tratti a olio dove riconoscere Cézanne, Van Gogh o Matisse, ma espressi in lingua marchigiana. La mia lingua, la mia terra.

E quello che anni fa mi frugò dentro passandomi dagli occhi e ancora non mi ha risposto. Gli angeli ribelli. Creature fantastiche che viaggiano nei cieli del figuratismo fantastico liciniano, sugli orizzonti notturni dei Sibillini.

Fino all’8 dicembre Osvaldo Licini è lì, a casa sua, a Monte Vidon Corrado. Tutti i giorni, l’ingresso costa una sciocchezza.

Non sono un critico dell’arte e, a dirla tutta, di arte non capisco proprio un cazzo. Cerco la bellezza del segno. Se un segno mi tocca, mi coinvolge, mi scuote, mi parla, quel segno per me è arte, ma un artista qualsiasi o anche l’ultimo degli studenti dell’accademia avrebbero da ridire.

Quindi posso solo raccontare la mia esperienza di Licini, che da paesa’ de’e Marche zozze probabilmente mi risponderebbe Lo si capito, fra, ma se capitate in zona non perdetevela.

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