Una pergamena celebrativa per immortalare chi ha contribuito a un’opera di restauro in occasione del Centenario della Grande Guerra. Era ancora estate, l’anno scorso, quando l’Associazione DucaliA-onlus, attraverso il suo Presidente Serafino G. Bona, da Vigevano mi poneva quest’anomala richiesta. Anomala non certo per i contenuti, ossia la scrittura di una lista di nomi in una pergamena celebrativa, quanto per il contesto.

Una pergamena celebrativa in una capsula del tempo

Nel 1927 a Vigevano fu eretto un monumento ufficiale a ricordo dei Caduti della Prima Guerra mondiale, opera dello scultore milanese Ernesto Bazzaro. Questo monumento, dopo novant’anni, necessitava di un intervento di restauro. Una serie di Associazioni d’Arma, coordinata da DucaliA, si è data da fare per reperire i fondi e molti – centinaia – vigevanesi hanno voluto contribuire a quest’opera. I loro nomi sono stati scritti in una pergamena celebrativa, da me. Fin qui tutto bene.
La particolarità di questa operazione, che non ha precedenti in Lombardia né immagino ne abbia molti nel resto d’Italia, sta nell’intenzione di far durare secoli la memoria, attraverso la posa di una capsula del tempo contenente la pergamena all’interno del monumento stesso in fase di restauro.

La capsula – leggo in un sito di news di Vigevano – è stata predisposta in municipio, con l’inserimento di un foglio commemorativo del centenario della Grande Guerra realizzato da Poste Italiane e una serie di monete dell’anno 2016, l’ultima realizzata dalla Zecca. Una capsula del tempo è un contenitore appositamente preparato per conservare oggetti o informazioni destinate ad essere ritrovate in un’epoca futura. Questa, a Vigevano, l’hanno legata a un palo all’interno del robusto basamento del monumento, chiuso poi ermeticamente al termine dei lavori, per lasciarla in dono a chi, in futuro, tra decine di anni o secoli, la scoprirà.

La capsula arriva dagli Stati Uniti, è garantita per una tenuta di oltre due secoli per trasmettere ai posteri il messaggio che qualcuno ha restaurato il monumento, che al suo interno ha una struttura di legno molto dura, rivestita da piastre di bronzo.
Questo il testo introduttivo, riportato in apertura nella pergamena:

Nel Centenario della Prima Guerra Mondiale 1915-1918 la Città di Vigevano , sindaco arch. Andrea Sala, ha provveduto nel 2018 al restauro del Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale eretto nel 1927.

A seguire i nomi delle Associazioni Combattentistiche e di Arma di Vigevano che hanno propugnato l’iniziativa e quelli dei singoli cittadini che l’hanno sostenuta.

Una pergamena in pelle di capretto e ferrogallico

L’intenzione dei promotori dell’opera di restauro del monumento ai Caduti della Grande Guerra, in piazza Vittorio Veneto di Vigevano, era quindi far durare nel tempo il ricordo di questo intervento. Una scrittura capace di sopravvivere per secoli in una pergamena celebrativa. Il supporto per eccellenza, quando si parla di durata secolare, è la pergamena, membrana animale dalla struttura coriacea ed elastica, molto resistente al degrado. Le condizioni in cui molti manoscritti medievali sono arrivati intatti fino a noi sono la miglior garanzia che il vellum può dare sotto questo punto di vista. Un artigiano conciatore del mio paese (che prepara anche la cartapecora per il Vaticano, tra gli altri clienti) mi ha fornito un’ottima pelle di capretto, bella rigida e bianca, sulla quale sono riuscito a inserire in due colonne gli oltre cento nomi dei contribuenti al restauro dell’opera. C’è anche chi ha voluto scrivere in questa pergamena il nome di un suo caro caduto in guerra, invece del suo.

In quanto all’inchiostro, con il quale ho scritto in calligrafia Cancelleresca nomi e descrizioni sulla pergamena, non c’è stata discussione: il ferrogallico.
Ho trovato online questa intervista di un decennio fa, realizzata da Paola Sabbatani per la rivista Una Città, a Barbara Calzolari; quando parla degli inchiostri che usa, del ferrogallico dà una definizione che mi ha colpito – come ogni sua parola, d’altra parte, e da qualche anno a questa parte – e che riporto per farla mia:

L’inchiostro che uso è il ferrogallico che viene fatto usando le galle, che sono delle escrescenze di un albero bollite e unite a degli acidi. E’ lo stesso inchiostro che usavano Leonardo da Vinci e Leopardi, ti permette di scrivere un libro e anche se questo cade in mare, resta scritto (grassetto mio). E’ l’unico inchiostro veramente tenace, è l’inchiostro per eccellenza. Poi puoi scrivere anche con il mallo di noce, e altre cose, però contengono petrolio. Questo è veramente naturale, viene fatto artigianalmente. Per tutti i manoscritti viene usato sempre un inchiostro vero. E’ grigio quando scrivi, poi diventa nero, ma dopo 5-600 anni si ossida e diventa più chiaro.

Né io né i promotori dell’iniziativa vigevanese vedremo cosa uscirà dalla capsula del tempo tra tanti anni, secoli magari, quando verrà estratta dal basamento del monumento. Ma sono orgoglioso di aver preso parte a un intervento così suggestivo e di elevato valore storico, con il quale ho conquistato un pizzico di immortalità anche io.