Cancelleresca corsiva in una pergamena ringraziamento per tornare a maneggiare un Mitchell

Celebrare un’occasione con una pergamena ringraziamento è una soluzione elgantissima per dire grazie a qualcuno. In questo caso, Raphaël, una cooperativa sociale senza scopo di lucro, fondata con lo scopo specifico di aiutare le persone sane a godere della salute, dono di Dio, e di porre quelle malate al centro delle sue attenzioni, aveva un generoso donatore cui essere grata.

Raphaël e un motivo per dire grazie

Il nome “Raphaël” significa “Dio guarisce”, oppure “medicina di Dio”. La sua vicenda è narrata nel libro di Tobia: Raphaël è l’angelo che con il fiele di un pesce ridonò la vista a Tobi, un vegliardo malato di cecità e spogliato dei suoi beni. L’opera di Raphaël, finalizzata a sconfiggere il cancro, o, comunque, ridurne gli effetti devastanti sulla vita, si esprime attraverso l’umanità, la professionalità e la motivazione degli operatori, l’utilizzo di avanzate tecnologie diagnostiche e lo sforzo per la diffusione della cultura della prevenzione.

La richiesta fattami da questa cooperativa lombarda era relativa ad una pergamena da donare ad un donatore che ha preferito restare anonimo.

Questo il testo della frase, del fondatore della cooperativa don Piero Ferrari:

Ogni passo è dono;
ogni attesa è speranza;
ogni incontro frutto di desideri coltivati.

Una pergamena scritta a mano con il vecchio pennino Mitchell

Il Mitchell è un pennino d’acciaio dotato di un serbatoio – una lamina sottile con due spallette d’ottone – applicato a contatto nella parte inferiore per contenere più inchiostro. La punta è squadrata, tagliata al centro per permettere alle due metà, con la pressione, di aprirsi appena e lasciare scorrere il liquido. Il taglio è dritto, lo scorrimento morbido e fluido. Le larghezze diverse permettono di utilizzarlo in quasi tutte le scritture formali, rendendolo particolarmente adatto alle scritture storiche, dalle spezzate come il gotico alle rinascimentali corsive come la Cancelleresca.

Molto più morbido e malleabile del pennino Brause, che uso in via esclusiva da anni, il Mitchell richiede una mano più leggera, un tocco più consapevole, una sensibilità maggiore alla calligrafia. Io, dalla mano pesante come piombo, dopo i primi tentativi – ho iniziato a far calligrafia proprio con il Brause che Luca Barcellona, in quel corso di calligrafia Cancelleresca di tanti anni fa, ci fornì in dotazione – ho scelto il Brause per la sua elevata sopportazione alla mia pressione e da lì non mi sono più mosso. Direi che ho proprio dimenticato l’esistenza del pennino Mitchell.

Poi, complice l’ennesimo cambio di lavoro e di sede (faccio ancora il webdesigner, nella vita, ma ultimamente ho capito quanto valga la libertà), ho deciso di portarmi nel nuovo ufficio un kit minimo di attrezzatura calligrafica per approfittare dei momenti di pausa. Ovviamente, ho sottratto alla mia stumentazione solamente seconde scelte e materiale di uso poco frequente. Tra questo, casualmente è spuntato un vecchio Mitchell. Riscoprire la sua scorrevolezza è stato un po’ come tornare bambino 🙂

La Cancelleresca corsiva per una pergamena moderna

Nel buttare giù qualche bozza per questo lavoro, ho scritto e riscritto la frase in Cancelleresca formale col mio vecchio Mitchell. Senza volerlo, è stato lo strumento stesso a portarmi prima verso la scrittura corsiva poi verso la personalizzazione “moderna” dell’Italico. Ho combinato, per questa pergamena in corsivo, nella frase principale, elementi di Cancelleresca, impressioni di gestuale e dei tratti di contemporary pointed pen. A ciò, dei suggerimenti del cliente che ha avuto piacere a collaborare con me e a condividere le sue opinioni per partecipare propositivamente alla realizzazione di questo lavoro.

Ho scritto la pergamena, carta Fabriano di dimensioni A3, con inchiostro ferrogallico e un Sennelier francese turchese che richiamasse i colori della cooperativa Raphaël. Oltre al Mitchell, utilizzato per la frase principale, un paio di piccoli affidabili Brause per la Cancelleresca formale della descrizione e una grossa penna con pennino d’osso, acquistata qualche anno fa nel più nascosto dei bugigattoli del Grand Bazaar di Istanbul, per il capolettera.

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