Indole magazine lo conobbi una quindicina di anni fa, anno più anno meno. Ero giovane, ed erano tempi in cui ancora praticavo, sporadicamente e con mediocri risultati, il Writing, sulle pareti del paese in cui sono nato dove allora vivevo.

C’erano quelle tre o quattro ferramente, nei dintorni, che dopo lunghe e insistenti richieste iniziarono a fornirci i meno peggio tra gli spray ai tempi in circolazione. Per i throwupponi e le taggacce andavano pure bene, ma se volevi fare il serio o goderti qualche sfumatura che i limitatissimi rack locali non ti permettevano allora c’era Graffitishop.

Per quanto povero fossi, un paio di fanze le mettevo sempre nel carrello, a ogni acquisto. Adoravo le riviste di Writing, allora il quasi unico sguardo su quel mondo che potevo permettermi. Da Aelle a Juice a tante altre che non hanno lasciato il segno ma sfoglio sempre con piacere. In quei pezzi riassaporo gli anni Novanta, che non sono sempre stati rose e fiori ma ne coltivo la malinconia. Chi ha attraversato la fine millennio a cavallo della Doppia H, di quella vecchia scuola che passava il testimone alla nuova, sarà d’accordo con me.

Indole graffiti magazine. Different signs

Un giorno, tra una Montana e una Clash, mi attirò questo nuovo titolo, Indole, dal formato anomalo e provenienza vicina. Noi delle Marche meridionali gli abruzzesi li sentiamo cugini. Ma soprattutto la line up dei primi numeri sapeva il suo: Wany, Swet, Blef, Loomit. Feci quello che andava fatto, aggiunsi al carrello.

Poi persi di vista questa storia. Persi di vista il Writing in generale, fino al ritorno di fiamma a pennellessa, all’idea dei calligraffiti e a tutti i punti in comune tra calligrafia e writing, al progetto Fast Forward nato dieci anni fa.

Qualche giorno fa ho ritrovato Indole magazine. Ne parlava Moe – Hanniballetters, writer tra i più noti in Italia, con cui ho condiviso un paio di murate. Il numero 8 ospita una sua intervista. Ci trovate anche la storia di questa cultura raccontata da Word MC, uno speciale sul writer Boogie e una carrellata di pezzi per tutti i gusti e da tutto il mondo. Già, perché Indole è tornato.

O forse non se n’è mai andato, mi sono solo distratto io 😁 Comunque non me lo sono perso questo numero.

Cos’è Indole, quindi, alla fine della storia? Indole non è solo un magazine, è un vero e proprio book dedicato ai graffiti. È un libro da collezionare, e non poteva mancare nella mia collezione.

Queste le parole dei curatori:

Nonostante tutto, l’era della digitalizzazione non è riuscita a prendere il posto della carta. Molti libri vengono ancora acquistati per ampliare la propria collezione, ma sopratutto per documentare specifici momenti della storia.
Magazine, fanzine restano ancora oggi un mezzo che avvolge il lettore coinvolgendolo non solo con la vista, ma anche con il tatto. L’odore della carta stampata e le immagini dei graffiti lasciano un segno indelebile e contribuiscono a diffondere il messaggio del writing. INDOLE Graffiti Magazine raccoglie un pezzo di storia e di una evoluzione che non si è mai fermata. Dal 2006 al 2008, pezzi italiani, interviste storiche, materiale proveniente da tutto il mondo, insomma una serie di libri dedicati al mondo del writing con interviste in tre lingue e immagini di alta qualità.

Lo trovate, con tutti gli arretrati, nel sito di Indole magazine.
Peez, unity, love & having fun

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