L’inchiostro ferrogallico ha una base d’acqua. E se la sostituissimo col vino? Avremmo un divino inchiostro di vino

Inchiostro di vino invece che di acqua: stentavo a crederlo anche io finché non ho provato e toccato con mano. Ma procediamo un passo per volta, partendo da un passo indietro. Sul far della primavera ho raccolto noci di galla di quercia per realizzare un inchiostro ferrogallico artigianale, ottenendo dopo svariati tentativi un buon inchiostro ferrogallico, 100% biologico, nato da frutti della terra, passione e i giusti allineamenti cosmici.

Tuttavia, avessi saputo che ne avrei consumate e sprecate tante, la mia prima raccolta di noci di galla sarebbe stata di venti chili invece che scarna come è stata. Per raggiungere qualità, durata, consistenza, colore e fluidità desiderati nel mio ferrogallico ho dovuto procedere per tentativi. E, per forza di cose – tra un dosaggio e un tempo diversi, un ingrediente e una fase di processo nuovi – buttare grossa parte dell’inchiostro prodotto.
I primi tentativi mi sono sembrati buoni, ma al di sotto degli standard (alti, lo ammetto) desiderati, quindi ho cosumato la maggior parte del raccolto 2017 in esperimenti che via via mi hanno avvicinato al risultato finale con cui scrivo oggi.

Tuttavia, alla fine, ho trovato l’armonia tra gli elementi, i giusti allineamenti, la ricetta perfetta e il procedimento esatto per dar vita magari non al miglior inchiostro ferrogallico, ma all’inchiostro ferrogallico che volevo come lo volevo. Testato dai Nikko G di Master Penman come Michael Sull e Barbara Calzolari, il mio ferrogallico è stato promosso e per la poduzione definitiva degli ultimi litri se ne sono andati i fondi del sacco delle galle. Il raccolto 2018 ne terrà conto e la prossima stagione non mi troverà impreparato.

A parte avevo però conservato le seconde scelte: noci di galla piccole o brutte o leggere o ammaccate o ammuffite o casa di troppe formiche. Poca roba, ma a questo punto ho trovato una nuova destinazione per evitar loro il cassonetto dell’organico.

Un ichiostro di vino in un testo medievale

Ingrediente principale dell’inchiostro ferrogallico è l’acqua. Acqua nella quale macerare le galle, acqua dove tuffare solfato di ferro e gomma arabica, acqua da filtrare nera come l’inferno. E se invece dell’acqua usassimo il vino? A livello di suggestione l’idea vince a mani basse. A livello di realizzazione ero un po’ scettico quando sono venuto a conoscenza di questo metodo per realizzare inchiostro di vino.

In un meraviglioso manoscritto del Quattrocento, conservato nella biblioteca comunale di Sanseverino Marche (il mio paese d’origine), appena riaperta dopo il sisma del 30 ottobre che ha lesionato metà palazzo (e metà città), ho trovato una chicca che merita di essere condivisa. In un volume non rilegato, purtroppo acefalo e mutilo (senza inizio né fine) compaiono decine di “ricette della nonna”, consigli e rimedi artigianali “handmade” medievali per risolvere una grande quantità di situazioni. Anche le più disparate: dalla soluzione alle débâcle sessuali alle ricette per aumentare la quantità di latte materno al procedimento – e ora ci interessa questo, senza nulla togliere alle altre curiosissime pagine – per fare inchiostro buono.

In un’elegante minuscola carolingia, in un inchiostro perfetto nonostante i secoli trascorsi, ho scovato questo “how to” per ottenere inchiostro dalla macerazione delle noci di galla di quercia. Fin qui nulla di nuovo. Quello che però mi ha colpito di questa ricetta – ovviamente in latino con unità di misura medievali un po’ ostiche da convertire (fortuna mio padre paleografo) – è che l’atramentum (inchiostro) si ottiene con un processo a freddo, cioè senza bollitura del liquido. Poi che questo ferrogallico si ottiene macerando le galle nel vino invece che nell’acqua.
Come il ferrogallico tradizionale, anche questo inchiostro è in vendita su Etsy.

A chi rifiuta il vino si neghi anche l’acqua

Il paese dove vivo nuota nel vino. Sua maestà, il cinquantenne Verdicchio di Matelica, ha fatto da base per il mio ultimo inchiostro della raccolta 2017, questo inchiostro di vino che profuma e inebria. Un peccato “sprecarlo”, non berlo, ma non potevo tradirlo. Per scusarmi dell’uso controfunzionale, questa sera un paio di bicchieri in più del mio amato; voi non provateci a casa, il Verdicchio non scherza 🙂

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