Quarantena. Stiamo soffrendo tutti. Dalle mie parti si allestiscono ospedali da campo, le plance elettorali per un referendum slittato tra il disinteresse legittimo di tutti convertite ad annunci funebri.
Tricolori ai balconi e, coerentemente, rozzi ignoranti fascio leghisti che sparano “te pjasse ‘ngorbo siccu” a ogni passante sotto il loro balcone tricolore. Solo perché ancora non siamo USA e non possono sfoderare i sovrapposti. Ma #andratuttobene.

La situazione si è rivelata più critica di quanto ci fossimo aspettati e serviranno tanto tanto impegno, coraggio, pazienza e tenacia per uscirne. Perché ne usciremo. Non illudiamoci però: non sarà domani né dopodomani, ci vorrà molto più tempo purtroppo.

Quella che è sembrata una condanna, la quarantena, per molti di noi – mi auguro stiate tutti bene – si è rivelata un’opportunità. Un’occasione per studiare, per praticare, per vivere con noi e i nostri cari, per affrontare la nostra interiorità, questa sconosciuta. O per trascorrere inutili lunghissime giornate alla finestra per impallinare chi in casa, per motivi che non conoscete, non può starci. Se fate parte di quelli, non ho alcun piacere né interesse che continuiate a leggere.

La mia vita e le mie abitudini non sono cambiate poi un granché. Il tempo lento che oggi in tanti scoprono e altrettanti soffrono l’ho fatto mio da anni come via maestra. Ma paradossalmente, come ha notato chi ha già fatto la mia stessa scelta, è sparito proprio in questi giorni in cui gli altri lo stanno recuperando.
Temo che la quarantena sarà lunga, perciò confido che, anche solo poco per volta, saprò riorganizzarmi e lo recupererò. Un passo dopo l’altro. Mai sprecare un momento di crisi.

Come tanti, ho trascorso e sto trascorrendo questa quarantena tra formazione e lavoro online, tra letture e visioni, tra calligrafia e meditazione, tra esercizi fisici e spirituali e immersione nella natura. Prima che vi infuriate, lo so che non si fa, ma qua è rimasta solo la montagna a farci compagnia, nella zona rossa della zona rossa. Ieri, all’aperto, sui miei sentieri che raggiungo in meno di cento passi non incontravo più persone di quante ne incontro oggi. Zero, cioè.

appennini

Intanto il tempo si è fermato. Continuano supporto psicologico al telefono e messe in streaming. Nelle Marche, la mia regione, contagi e morti sono un’esagerazione, i guariti pochissimi. Un dato per i marchigiani, giusto perché ve lo ricordiate alle prossime elezioni: tra il 2010 e il 2018 la Regione Marche ha soppresso un totale di tredici ospedali (4 ad Ancona, 4 a Macerata, 3 a Pesaro e 2 a Fermo). I posti letto perduti sono stati 1.175, pari al 18% della dotazione del 2010. Giusto perché sappiate dare un nome a chi ha contribuito a creare questo disastro, quando sarà finito. Escluderei chi si fa la passeggiata in montagna.

Che poi, dalle mie parti, il fatto che gran parte dei contagiati lavori alle cartiere – che continuano a non chiudere – dovrebbe dirla lunga sulla propagazione del virus. Che non avviene in campagna né in montagna ma nelle fabbriche. Se ce la fate, convincete Fedrigoni spa, proprietario della Carta Fabriano.

Mi dispiace che nessuno degli sciacalli responsabili di questo e altri crimini pagherà mai, ma ormai credo più in un Aldilà di fuoco spade e uguaglianza che nella giustizia.

Come trascorrere una quarantena tra vizi, piaceri e dolori

Quarantena, dicevamo. Taglierò barba e capelli quando usciremo da questo tunnel. Mi sono lasciato un po’ andare da quel punto di vista, ma alla mia famiglia importa poco. Sto solo con loro, da giorni.
Fuori casa siamo tutti diversi, estremamente diversi, nelle nostre frenetiche vite. In casa no, chiusi tra quattro mura siamo tutti simili e simili sono le attività che stiamo trascinando avanti in questa infinita domenica senza tempo.

Ho scattato una foto alle mie, con il solo scopo che hanno le foto, documentare e fare ricordare. Perché non voglio dimenticare l’ansia di questi giorni e ripercorrerne il contesto sono sicuro, anche domani, mi richiamerà in memoria questa quarantena nelle sue sensazioni.
Nessuna gerarchia né classifica né consigli né disamina né pretese né completezza in questa lista di cose fatti e oggetti e attività. Ma una foto per non dimenticarmene. Perché mi piacerebbe vedere le vostre, allora inizio con la mia.

In questa quarantena, che si prospetta ancora lunga, ho bevuto thè e cucinato ciambelloni. Guardato il cielo e annotato disperazioni. Dormito a lungo e insegnato qualche lettera in corsivo a mio figlio. Ho fatto calligrafia ogni giorno, anche se poco, ma con una leggerezza che non so se ritroverò. Ho praticato Chi Kung e Tai Chi una mezz’oretta tutti i giorni. Ho letto e scritto.

Ho riscoperto il piacere di “svuotare la testa” sketchando il mio nome (senza ipad e Procreate. Io sono povero davvero, oltre carta e matita e penne non vado). Ho ascoltato musica cinese e Frank Zappa, Cypress Hill e Dilated People, Sara Hebe e Chinese Man, Epic metal e tango argentino e una serie molto lunga di brani che l’algoritmo ha scelto per me.

Ilpiudel. Le dimensioni contano

Ho anche avuto il coraggio di riesumare – sì, proprio dissotterrare, era fermo da quasi tre anni – un vecchio blog che tante soddisfazioni mi ha dato negli anni. Si tratta di ilpiùdel, una raccolta di superlativi. Una collezione di casi geograficamente localizzati di grandezze più o meno misurabili, ordinati e confrontati tra loro, documentati da sorgenti web, raccolti senza esigenze di indicizzazione né turbe da factchecking, per pura e semplice ossessione, a fini personali e scopo ludico, senza intenzioni scientifiche statistiche o ambizioni di completezza.

Era un’idea semplicissima, ma in breve diventata da tremila visualizzazioni al giorno e, sinceramente, non ho ancora capito come sia stato possibile. Al di là di questo ci soffrivo, perché funzionava, perché mi divertiva, perché mi accompagnava da tanto. Ne soffrivo perché non l’ho più curata. Quale migliore momento per recuperarla? Non riuscirò di certo a tenere il ritmo di altri anni, ma proverò a non riabbandonarla per tutto questo tempo un’altra volta.

Esercizi di calligrafia, inchiostro e calami

Dalle intrusioni fatte in montagna, finché il clima ce l’ha permesso, portavo sempre a casa qualcosa. Delle noci di galla, dei fiori, dei frutti, dei rami. Ho realizzato calami in abbondanza. Calami in bambù, ma anche in canna comune, in ginestra e in erba della Pampa. Per scrivere basta poco.

E per scrivere serve anche l’inchiostro. Prima che ci rinchiudessero ho provato a ripetere la produzione di ferrogallico. Nuova ricetta, nuove conoscenze, nuovi ingredienti. Lo sto mettendo alla prova, il tempo non mi manca ma di tempo ha bisogno eccome, lui, per mostrarmisi. Ne riparleremo.

calligrafia corsivo

Letture in tempo di quarantena

Non ho mai spremuto tanto la mia iscrizione a MLOL. Tanta era l’offerta in questi giorni di suggerimenti bibliografici che ho dovuto sfruttare tutti gli account a disposizione in famiglia per tirarmi giù la metà di quanto avrei voluto. L’altra metà è in wishlist, che si è ingrassata tanto quanto me e il numero di prodotti nel carrello di ibs e eBay e altri imperi del male. Ma aspetto finisca questo momento per ordinare, i corrieri sono sempre più stanchi e hanno lo stesso nostro diritto di riposare, sono rimasti solo loro a lavorare e meritano di non farsi il culo a loro rischio e pericolo per i nostri comodi.

Lungi da me dispensare consigli di lettura. Non ne sarei in grado, non riuscirei a tirar fuori uno dieci o cento libri dalla mia biblioteca per anteporli ad altri. Quindi scatto un’istantanea di quali sono stati i libri sulla scrivania, sul comodino e sugli ereader di questi giorni. Il caso ha voluto loro, e il caso è sempre un ottimo consigliere.

Tra le letture calligrafiche e di settore sono capitati Il segno alfabetico, di Aldo Novarese, un grande classico. La bellezza del segno, Francesca Biasetton, piacevole e interessante lettura piena di spunti. Arte come mestiere, di Bruno Munari, lo avevo accantonato l’anno scorso col pensiero di godermelo meglio quando avrei avuto più tempo per farlo. Volevo anche interiorizzare la mostra Toccare la bellezza, visitata quando ancora si poteva scoprire il bello in giro per l’Italia.

Sei proprio il mio typo, di Simon Garfiled, è uno sguardo moderno e divertente sul mondo e la storia delle tipografia, mentre La nascita del libro di Febvre e Martin un testo ponderoso e scientifico. Storia di dodici manoscritti, di Christopher De Hamel, un regalo e Writing & Illuminating & Lettering, Edward Johnston, il manuale da non riporre mai. E infine Il filo d’oro, Ewan Clayton. Era il suo momento.

Per la saggistica e la narrativa Dispera bene, di Marcello Veneziani, mi ha illuminato con qualche intuizione e osservazioni geniali. Prima l’italiano, di Vera Gheno, è un aiuto per parlare e scrivere meglio e non fare figuracce. 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo, di Ha-Joon Chang, è un bell’esempio di anticapitalismo militante alla portata di lettori che di economia ne sanno quanto me che venni bocciato consecutivamente tre volte all’esame di economia politica; alla quarta il prof mi chiese se accettavo un venti. Ma che domande.

Ho iniziato anche testi più leggeri, La nuova stagione di Silvia Ballestra, attualissimo e antico, che parla la mia lingua e gira tra i miei ruderi. La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante non mi ha catturato come altri suoi lavori, spero sia colpa del momento. Ho aperto da poco anche La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne e mi sembra una buona lettura da quarantena.

libri quarantena

Di fronte alla TV

Io e gli schermi superiori a 1920×1080 non siamo mai stati amici. Neanche ora. Film pochi, televisione anche meno, anche meno di sempre che è già di suo quasi zero. Cartoni esclusi, ho un bimbo di quattro anni tra i piedi 24.7. Anche il mio rapporto col cinema è finito da anni. Mi dispiace, davvero, ma non ho più tempo per i film. O meglio, divido il tempo in altre maniere e le visioni restano fuori. Bisogna fare delle scelte, e di questa me ne rammarico, ma tant’è.

Comunque, da tanto aspettavo il momento per vedermi Lo chiamavano Geeg Robot, talmente tanto che l’avevo dimenticato. Poi l’ho trovato su Rai Play per caso e non ho resistito. Che bella Roma Est. C’ho vissuto per poco ma quella città ti strappa il cuore. Una lettura nerd di uno spaccato pasoliniano. Un pomeriggio ben speso.
Il buon Michele Senesi mi ha anche ricordato che è di dominio pubblico il primo film della Palonero Film, Bumba atomika, “il film definitivo sull'(ab)uso di alcol”. Ripercorrere le sue esilaranti scene, con la massiccia soundtrack dei Kurnalcool e le riprese delle mie terre è stato un back in a day senza eguali.

Dirette instagram e facebook

Le dirette sono ovunque, in questi giorni. Si sovrappongono, da ogni canale cercano di intrattenerci ed aiutarci a sopportare il terrificante tempo liberato con lezioni e confronti e tutorial e formazione e dimostrazioni. Ben venga, ce ne fossero più spesso durante l’anno, ma ognuno avrà dovuto fare una selezione, anche solo per quelle di calligrafia. A seguirle tutte, non lasceremmo mai il telefono.

Comunque, tra le tante, ho scelto per caso quelle di CalligraphyItalia, un po’ perché col primo appuntamento – che è un po’ come l’attacco di un pezzo, ti ci giochi tutto il resto – hanno anticipato di qualche ora o qualche giorno tanti altri più quotati; un po’ perché Riccardo Ali è un massiccio e che peccato averlo conosciuto solo ora. I suoi appuntamenti sono freschi, pratici, divertenti, originali, fuori dagli schemi, dissacratori, intelligenti.

Devo dire che ho trovato molto interessanti, e ancor più piacevoli, anche un paio di appuntamenti col maestro Ernesto Casciato, quando ci ha mostrato alcuni tra i suoi manuali di calligrafia preferiti e quando ha compiuto una veloce ricognizione sulla storia della scrittura occidentale. Spero ripeta più spesso questi momenti di cultura della calligrafia.

Dispiace solo che a dirette come queste prenda parte una quarantina partecipanti in media, e siamo sempre gli stessi anche tra un canale e l’altro, quando Ferragni e Fedez ne fanno centocinquantamila.

In quarantena chissà per quanto

Chissà quante altre puntate di questa cronaca dovrò scrivere, da qui alla fine della quarantena che, in rispetto all’etimologia, sarà di certo lunga quaranta giorni se non di più. Un giorno dopo l’altro, un tratto dopo l’altro, ne usciremo.

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