Il carattere gotico piace a tutti. Non negatelo. Anche agli umanisti in fondo, che lo riconoscono come genitore del corsivo; e lo è, chiedetelo al Petrarca. Perfino ai più raffinati cultori della punta fine o ai ricercatori dell’eleganza della calligrafia in corsivo, che non possono restare indifferenti di fronte all’impatto della pagina pesante animata dal carattere gotico.

Il carattere gotico. Littera textualis, gotica per gli umanisti

Il gotico nasce per esigenze economiche – anche se non solo – già nel Medioevo, quando all’ombra delle principali università europee a scrivere iniziarono in molti. La cultura stava infatti iniziando ad uscire dai monasteri e il lavoro di copista acquistava un carattere anche laico. La Carolina, così ariosa e tonda, consumava greggi di costosissima pergamena.

Prima del finire del XIII secolo ancora non si parla di scrittura su carta fatta a mano – la produzione di Fabriano è certificata 1264 – e anche in seguito ne passa di acqua dentro le forme prima che il più economico supporto cartaceo diventi stabile, per raccogliere scritture anche cancelleresche, oltre alle usuali e alle normali.

Ecco allora il carattere gotico rispondere con l’uguaglianza di pieni e vuoti, la forte verticalizzazione, la compressione del testo in una tessitura compatta – texture – di tratti scuri e spazi bianchi all’esigenza di consumare meno supporto.
Certo, anche le tendenze artistiche e architettoniche del periodo influiscono sul processo, e infatti in Italia la scrittura gotica – detta rotunda – non è spigolosa e spezzata come la textura francese o la fraktur tedesca. Ma è sempre il denaro la spinta più forte ai cambiamenti, purtroppo. Almeno nella storia.

Non a caso, il font gotico, ossia il carattere fuso da Gutenberg nella prima stampa a caratteri mobili, si ispirava proprio alla scrittura calligrafica libraria del tempo e del luogo: il gotico, appunto. Non avrebbe avuto senso fondere un carattere tipografico che la popolazione alfabetizzata non interpretasse o sentisse proprio, che non fosse espressione del momento (metà Quattrocento) e dell’area geografica (Germania).

Un carattere, il gotico, che ovviamente non aveva niente a che fare con i goti e che nessuno, al momento, chiamò gotico (per i contemporanei era littera textualis o textus fractus). Un manipolo di umanisti fiorentini, sul finire del Trecento, manifestarono il loro disprezzo verso questa scrittura medievale, barbara, indicandola come gotica. Francesco Petrarca azzardò addirittura una nuova scrittura libraria calligrafica che la superasse; non rivoluzionò la situazione, ma indicò una direzione. Su questa strada siamo arrivati alla Cancelleresca e all’Italico, ma questa storia in punta di corsivo ci porterebbe lontano. Dove ci piace andare, ma non questa volta.

Tattoo gotico? No, grazie

Quando mi hanno chiesto un breve testo da realizzare in gotico, e mi hanno sottoposto alcuni esempi presi da gotico per tatuaggi, ho esitato. Il font gotico per tattoo, come qualsiasi altro carattere destinato al derma, trova il mio rifiuto. Non ho tatuaggi sul corpo, non perché sia contrario, tutt’altro, ma non sono ancora riuscito a disegnare il mio di tatuaggio. Ovvio che se devo portarlo io voglio che sia frutto della mia penna.

Ma non ce la faccio a comporne uno che a distanza di qualche anno non mi disgusti. Figurarsi se potrei farlo per altri. Il soggetto ce l’ho chiaro da lustri, eppure ogni tentativo di chiuderlo è fallimentare. Ci provo da più di vent’anni e nessuna mia creazione regge al mio giudizio più di un paio di anni. Ecco, come posso trasferirmi sotto pelle qualcosa che durerà per sempre se non riesco ad apprezzarlo nemmeno un biennio?

Una pergamena in gotico, gigante

Per fortuna, i tatuaggi gotici erano solo esempi. L’ho capito quando mi hanno detto la dimensione della carta su cui realizzare questa scritta in gotico: più di un metro per mezzo metro. Il testo brevissimo: “You are your only limit”. Spazi così grandi e testi così brevi, con stili tra l’altro così compressi come il gotico, spingono all’horror vacui. Ho impugnato un’automatic pen del decennio scorso, non ricordavo nemmeno più di averne una: si tratta di una penna britannica per calligrafia e poster, formata da due lame metalliche che si incontrano in punta, dalle dimensioni anche molto generose. Con un centimetro di superficie inchiostrata utile ho coperto col ferrogallico un buono spazio di ottima carta a mano in cotone e conifera del mastro cartaio Luigi Mecella con questa frase.

Qualche schizzo di inchiostro perché in questo gotico che non saprei classificare, un po’ chicano un po’ splatter, un po’ texture un po’ fraktur, un po’ fiorito rinascimentale un po’ duro medievale, ci stavano bene per quanto non siano proprio nel mio stile. Ed ecco questa pergamena gigante in gotico pronta a far la sua bella figura su una parete.

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