Che la calligrafia come terapia abbia un valore importante non sono l’unico né il primo a sostenerlo, anzi, è difficile provare il contrario. Che la scrittura – lo scrivere, bello o meno, il gesto in sé – sia terapeutica è noto e praticato da decenni, secoli direi. Ma ultimamente anche la calligrafia è diventata oggetto dell’attenzione di chi cerca una via d’uscita da un mondo sempre meno a misura d’uomo.

Una corposa bibliografia sul tema, negli ultimi anni, ha confermato questa posizione, dal successo editoriale di Scriptorium. Calma la tua mente con l’arte della calligrafia (Màlleus, Mondadori 2017) ai mandala calligrafici fino a studi scientifici neurologici di settore. In Oriente, dove sul tema sono arrivati secoli prima di noi, per la medicina tradizionale cinese la calligrafia è una terapia, per le arti marziali una guida per il flusso di energia, per rafforzare carattere e volontà.

In un periodo come questo, in cui una quarantena serratissima ci costringe in casa da settimane per combattere la diffusione del Coronavirus – con mediocri risultati, peraltro – la calligrafia come terapia è stata una risorsa di tanti. Me compreso.

Sono riuscito a scrivere un po’ tutti i giorni, a praticare calligrafia per me e per altri, a studiare la scrittura con costanza; attività che in giorni di routine è pressoché impossibile. Mi ha fatto stare bene, in senso lato. In senso stretto mi ha curato, mi ha calmato, mi ha isolato, mi ha sollevato da un momento e uno spazio che non vorrei mai fossero i miei. Non tutti i mali vengono per nuocere, in fondo.

Calligrafia come terapia. Curarsi e curare il mondo con la bella scrittura

Scrivere in bella scrittura frasi e pensieri, praticare calligrafia applicando movimento e respiro ai tratti, immergermi nella sequenza della scrittura formale facendo attenzione a rispettare tutti i passaggi con il giusto tempo e allineando tutti gli elementi mi ha salvato. È stato terapeutico, mi ha rapito, mi ha strappato a questo qui e ora di ansia panico problemi e preoccupazioni per avvolgermi in un magico ambiente di perfezione e rigore e poesia e libertà, tutto assieme. Musica e segni, carta e inchiostri, ritmo e movimento. Come vivere su una nuvola, per qualche ora.

La mia isola felice. Eccola la terapia della calligrafia, estraniarsi da un mondo che in questo momento non ci piace – ma non è molto meglio, in altri periodi – per viverci e goderci un microcosmo tutto nostro, dove siamo soli con noi stessi e la nostra scrittura. La calligrafia è lo strumento che usiamo per dialogare con noi stessi. La calligrafia, in certi casi, è come la preghiera, ti eleva dall’orizzonte temporale per isolarti dal suo fluire.

Calligrafia in corsivo

Nell’eseguire la mia calligrafia in corsivo ho lavorato con carta fatta a mano a Fabriano e inchiostro ferrogallico di mia produzione ancora in fase di (stress)test; ne riparleremo, secondo me. Ho assaggiato l’inchiostro Hamburg Casanova rosso, di cui si parla tanto e bene e a ragione, nell’ambiente, ultimamente, e pennini a scalpello Brause e Leonardt. Anche un paio di inchiostri Fox and Quills. Da questi ultimi, un pigmento verde e il ferrogallico Jane Austen, sinceramente mi aspettavo molto di più, ma immagino sia colpa dell’altissima qualità del loro vecchio ferrogallico al vino francese che scoprii anni fa a determinare attese forse un tantino irraggiungibili. Divertentissimo invece l’Hamburg, fluido e lucente, come scrivere con un dito nell’acqua.

Ma non mi interessa qui recensire inchiostri né altri strumenti o materiali, anche perché queste combinazioni sono funzione di diversi fattori, molti dei quali personalissimi. Chiunque studi e pratichi calligrafia con onestà sa bene che non esiste l’inchiostro perfetto per ogni situazione o la carta per tutte le stagioni o il pennino sempre perfetto. Il risultato di ogni nostra scrittura è il frutto della combinazione di umidità e temperatura dell’ambiente, assorbenza, grammatura, grana e collatura della carta, flessibilità e capacità del pennino, per dirne solo alcuni e limitarsi a quelli esterni all’inchiostro.

Ogni volta che ci sediamo a scrivere dobbiamo prendere in considerazione quanti elementi concorrono a rendere speciale ciò che stiamo facendo; è per questo che possono essere necessarie anche ore, in una determinata situazione, a trovare l’equilibrio perfetto tra materiali e strumenti di scrittura.
Ma ognuno di questi elementi contribuisce a rendere la calligrafia una terapia, e l’ho sperimentato di persona anche in questo momento difficile. Mi auguro si successo lo stesso a qualcuno di voi.

Può salvarti avere un luogo psicologico in cui rifugiarsi quando fuori è tempesta.

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