Cancelleresca è la scrittura corsiva da cui hanno avuto origine tutte le altre. Importante contributo del Rinascimento italiano alla civiltà europea

Italico è il carattere italiano per eccellenza, scrittura da cui sono derivati tutti i corsivi oggi ancora in uso nei paesi occidentali. Si tratta di una vera e riconosciuta gloria italiana e un contributo del nostro Rinascimento alla civiltà europea.
Nel 1523 Ludovico Vicentino – anche detto Ludovico degli Arrighi – , scrivano di documenti papali, pubblicò il primo manuale di calligrafia per imparare di scriuere littera cancellarescha, La Operina. In questo trattato di calligrafia il Vicentino insegna come scrivere in un carattere elegante, rapido, adatto alla cerscente domanda di libri del periodo, ispirato al Carolingio, e lo chiama Italico. Papa Eugenio IV stabilì che i documenti papali dovessero essere redatti in questo stile e in pochi anni gli esempi e i documenti sul cancelleresco si moltiplicarono. Giovannantonio Tagliente, Giovan Francesco Cresci e Giovanbattista Palatino diedero alla luce importanti trattati di calligrafia italiana; tra i nomi più noti che si dilettarono con questo corsivo, Michelangelo Buonarroti scrisse sonetti in un bell’Italico e Francesco Petrarca già molti anni prima sviluppò una nuova scrittura di imitazione dei canoni della Carolina, chiamata Semigotica, che si può considerare il prototipo del corsivo che svilupperà poi il Vicentino.

Italico come sinonimo di cultura italiana. Una scrittura icona del nostro stile

Corsivo italico

Corsivo italico, 2016, John Cheever

A differenza del nostro Cancelleresca, Italico è il termine preferito nel mondo anglosassone, dove il corsivo italiano è stato eletto a icona, ad esempio, per il carattere corsivo nei programmi informatici di creazione e modifica testi (la I corsiva tra grassetto e sottolineato) e anche nella notazione HTML per scrivere sul web è < i > come italic il tag che rende un testo corsivo.
Particolarmente adatta alla scrittura veloce con la penna d’oca, oggi questa calligrafia si esegue facilmente con penne stilografiche e penne a sfera, che la rendono idonea anche a una grafia veloce quotidiana; ma i risultati migliori si ottengono con un pennino tronco che possa replicare nel ductus il ritmo e l’alternanza di tratti spessi e sottili della penna di volatile. Inclinata e raffinata, dal tratteggio marcato e con forte enfasi verticale, questa grafia risulta molto apprezzata in constesti eleganti, di facile lettura e ideale per chi voglia avvicinarsi alla calligrafia per la familiarità con cui il nostro occhio riconosce i suoi caratteri grazie alla loro vasta diffusione in molti contesti.

In questa domenica di primavera ho recuperato un pensiero da un libro che porto con me da anni, un po’ per il dilatarsi dei miei tempi di lettura un po’ per prolungare la compagnia di questo diario: Una specie di solitudine di John Cheever, per scriverlo in Italico con un pennino metallico tronco Brause&Co. da un millimetro e mezzo su carta Fabriano da 90g/m2, chine Pelikan 4001 e una Parallel Pen per i capolettera in Fraktur. Un testo che si presenta decorativo, movimentato ed esuberante nelle sue fioriture ma allo stesso tempo chiaro, elegante e molto leggibile.

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