L’alfabeto romano è l’alfabeto perfetto, la capitale romana lo standard da cui derivano tutte le scritture occidentali

La Capitale romana quadrata, nota anche come Capitale elegante o carattere Lapidario romano, è una scrittura maiuscola dell’antichità romana, all’origine della storia delle maiuscole moderne dell’alfabeto latino.
Nasce ispirata dai modelli greci ed etruschi intorno al VI Secolo a.C. nell’area del Foro romano; raggiunge la sua forma classica fra la seconda metà del I secolo e il III secolo d.C., periodo comprendente i regni degli imperatori Augusto, Tiberio, Traiano, Adriano e Marco Aurelio; oltre duemila anni dopo la sua comparsa ancora non è invecchiata affatto e le maiuscole romane compongono una delle scritture più eleganti, importanti, raffinate e maestose che l’Occidente abbia creato.
Ottimi esempi delle maiuscole quadrate usate per le iscrizioni fanno ancora bella mostra di sé nel Pantheon, nell’Arco di Tito e soprattutto nella Colonna Traiana (sulle sue incisioni è stato modellato il font Trajan), tutti monumenti situati a Roma.

Dallo scalpello al calamo, la capitale romana libraria

Con l’espansione dell’Impero romano e le crescenti necessità comunicative al suo interno, l’esigenza di avere una scrittura ufficiale anche a livello di corrispondenze private e commerciali porta a una codifica del Lapidario romano, carattere con cui si compongono le epigrafi col chiaroscuro tipico delle incisioni a sezione triangolare, in una scrittura libraria e per imitazione il Lapidario viene usato anche nei manoscritti: si tratta della capitale quadrata o capitale libraria elegante.
Le forme geometriche delle capitali romane, nella prima versione canonizzata latina, sono basate sui canoni classici greci, caratterizzate da un’uniformità dei tratti e dalla rigorosa geometria delle forme, che vengono modellate su quelle del quadrato – e della sua suddivisione in metà, quarti e ottavi -, del triangolo e del cerchio.
Scrittura maiuscola calligrafica, ha un angolo di scrittura che varia continuamente e, con esso, gli effetti chiaroscurali delle singole lettere. L’inizio e la fine delle aste, come eredità lasciata dallo scalpello, hanno un leggero allargamento delle spatole: le Grazie; questa la nascita e l’origine dei caratteri graziati. Le lettere Y e Z sono state aggiunte in età repubblicana, W e J sono medievali, la lettera U è un’aggiunta rinascimentale.

Il breve testo utilizzato per questa scrittura romana l’ho trovato in apertura a Aiuti? No, grazie, raccolta di testi pubblicata da Re:Common nel 2015; una citazione di Ivan Illich scritta con un pennino metallico tronco Braue&Co. da 2 millimetri e mezzo e vecchia china Pelikan 4001 su carta Fabriano da 90g/m2. Una scrittura che si presta perfettamente alle rievocazioni storiche medievali (la prossima a fine aprile, il Mercato Medievale di Bevagna) e dell’antichità romana, non velocissima da eseguire ma appagante per chi ha la pazienza di aspettarne l’esecuzione

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