Calligrafia a scuola: un insegnamento di vita

Calligrafia a scuola si è studiata dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Settanta.
Oggi non si insegna più calligrafia a scuola, in nessun istituto di nessun ordine e grado, fatta eccezione per qualche isola felice montessoriana dove si dà ancora importanza al corsivo (il metodo Montessori di fatto esclude lo stampato maiuscolo ed insegna ai bambini direzione, inclinazione e rapporti tra le lettere, la base della calligrafia). Nel resto del mondo occidentale la situazione non sembra assuma direzioni migliori: in Finlandia non è più obbligatorio scrivere a mano alle elementari; negli USA, da un paio d’anni, è suggerito fin dalle scuole primarie che con “sostegno ridotto da parte di un adulto, l’alunno utilizzi la tecnologia, compreso Internet, per produrre e pubblicare propri scritti come pure per interagire e collaborare con gli altri”.
Qualche segnale positivo, in Europa, arriva dalla Francia dove è tornato il dettato; in paesi vicini come il Regno Unito si adottano le penne stilografiche a scuola e nei paesi arabi, nei quali la calligrafia – per motivi storici e religiosi – è sempre stata considerata un’importante espressione artistica della cultura islamica, l’insegnamento della scrittura a mano non è mai venuto meno.

Perché scrivere ancora a mano?

Scrivere a mano è faticoso: tra l’omero e il polso ci sono ben 29 ossa che devono coordinarsi in modo perfetto per ottenere un buon risultato. Scrivere a mano è darsi una disciplina, esguire un ordine, rispettare una regola. Nell’epoca attuale, altamente informatizzata, parlare di calligrafia non dovrebbe rappresentare un salto nel passato, perché la calligrafia non è solo un’abilità da esibire in rare occasioni ma un potente mezzo di comunicazione ed espressione dell’individualità di un soggetto. Inoltre le neuroscienze stanno dimostrando che l’atto della scrittura è connesso allo sviluppo delle capacità cerebrali nella fase dell’infanzia e dell’adolescenza.

Oggi nelle scuole non si insegna più a scriver bene, ma solo a scrivere. Tralasciando i passaggi fondamentali della pratica della scrittura (la corretta impugnatura, il percorso per tracciare una lettera, il respiro…), si favorisce o si tollera un abuso dei sistemi informatici e dei dispositivi mobili già alla più tenera età, causando una diffusa incapacità di ordine nel foglio e il progressivo disapprendimento del corsivo a vantaggio dello stampatello. Il risultato, già da qualche anno, è che il 50% dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni non sa più scrivere in corsivo ma solo in stampatello. Scrivere in corsivo significa tradurre il pensiero in parole, scrivere in stampatello vuol dire sezionarlo in lettere negando così tempo e respiro alla frase.

L’Associazione calligrafica italiana, che da anni si batte per sostenere l’importanza della calligrafia, assistendo alla continua degenerazione grafica della scrittura, ritiene di dover prendere posizione in merito all’insegnamento della calligrafia a scuola e lo fa con queste parole:

Purtroppo a scuola, lentamente, anno dopo anno, l’insegnamento della calligrafia è stato abbandonato. Si sono fatte strada due opinioni: la prima è che non si debbano costringere i bambini ad eseguire faticosi esercizi che portano ad una scrittura standardizzata, uniforme, con perdita di individualità. Si dimentica che la scrittura, per il suo compito di essere veicolo di comunicazione, deve rispettare delle regole, dei canoni, non è invenzione, libera espressione come il disegno, per esempio. E oggi ci accorgiamo dei danni di tale tendenza, ci sono moltissimi bambini e ragazzi che hanno una scrittura illeggibile: un gravissimo problema che si riversa sulle insegnanti e un danno per loro stessi. La seconda opinione, che si sta facendo strada recentemente, è che lo scrivere oggi sia inutile, in presenza di mezzi veloci e potenti e sempre più diffusi come i computer.

Quando la calligrafia a scuola era un insegnamento importante

Fino agli anni Sessanta si insegnava calligrafia nelle scuole, la bella scrittura, attraverso la trasmissione di norme per ottenere una buona scrittura fondati su posizione del corpo, delle braccia e delle mani, impostazione di penna e quaderno, rispetto di margini, ordine e leggibilità come istruzioni per un’introduzione anche alla vita in società. Poi, dagli anni Settanta, è cambiato l’approccio, utilizzando un metodo universale di stampo anglosassone, e le lezioni di calligrafia sono state eliminate dai programmi scolastici.

La scuola italiana, oggi, procede nella maggioranza dei casi presentando i caratteri grafici partendo dallo stampato maiuscolo, passando allo stampato minuscolo ed, eventualmente, approdando al corsivo. I vecchi manuali di calligrafia seguivano l’ordine inverso (se e quando arrivavano a presentare lo stampatello). Negli anni dell’insegnamento della calligrafia si diffuse una quantità notevole di manuali e di modelli basati sui vari stili di scrittura. Molti i calligrafi, spesso a loro volta insegnanti, che con la maestria di artisti compilarono quei preziosi testi di riferimento, stilati rigorosamente attraverso l’uso dei pennini da intinzione. Non è facile trovarne in circolazione, di questi manuali, e anche il web è abbastanza arido.

calligrafia a scuola

Manuali di calligrafia

Da tempo cerco, studio e colleziono vecchi manuali di calligrafia di inizio Novecento, del Ventennio, del primo dopoguerra. Ripuliti da qualche surplus di retorica, questi preziosi libretti di bella scrittura contengono insegnamenti motodologici ed educativi preziosi: rispettare i margini, limitare gli svolazzi, legare le lettere, rispettare il ductus, mantenere ordine ed equilibrio, considerare pieni e vuoti come elementi sullo stesso piano di importanza. I tipi di scrittura più frequentemente trattati il carattere inglese, italiano, rotundo, gotico antico e moderno, le scritture storiche più diffuse, leggibili, più o meno semplici da apprendere.
Tempo fa ho pubblicato qualche scatto sul canale facebook bella scrittura dei manuali di calligrafia che raccolgo, suscitando interessate reazioni e proponendo di approfondire l’argomento. Ho fotografato allora alcune pagine dei seguenti manuali:

  • Prof. Nicola D’Urso, Calligrafia moderna, Metodo teorico pratico per apprendere le varie scritture, vol. II (1914). Regia scuola tecnica e del regio istituto tecnico di Terni.
  • Francesco La Manna, Metodo La Manna, modello di calligrafia per l’educazione grafica nelle scuole d’Italia, edizione 1955-1956 per scuole elementari e medie d’ogni grado.
  • Saverio Daniele, Calligrafia nella scuola e nell’arte, ristampa anastatica dell’originale del 1966.

La calligrafia torna a scuola: istruzioni per scrivere e vivere bene

Non si dispera che la gloriosa tradizione calligrafica italiana possa finalmente rifiorire, riportando di conseguenza in ogni ordine di scuola questa disciplina, tanto necessaria per spronare ed abituare gli alunni all’ordine, alla precisione ed al buon gusto.

Scriveva così Francesco La Manna nella prefazione al suo manuale del 1955. Era il tramonto della Riforma Gentile, la sua eredità di calligrafia insegnata alle scuole normali e scuole di avviamento stava confluendo nel nuovo ordinamento delle scuole medie unificate, nei nuovi programmi, nell’insegnamento di stenografia e dattilografia.

Non manca oggi, però, un rinnovato interesse verso la calligrafia. La tendenza, per certi versi, sembra inizi ad invertirsi. Dopo anni di decadenza, l’abuso di tecnologia sta spingendo molta gente a desiderare un ritorno alla scrittura a mano, al segno tracciato a penna, al recupero di un gesto così naturale e complesso allo stesso tempo che ha scoperto di aver dimenticato.
Scrivere a mano è dura, come dura è la vita senza equilibrio tra pieni e vuoti. Imparare a scrivere, o reimparare a farlo, è un buon inizio di un percorso anche per vivere meglio.
A qualcosa potrebbe ancora servire insegnare la calligrafia a scuola.

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